Centro culturale islamico di Marsciano, l’opposizione chiede al Comune di “Verificare la legittimità delle azioni svolte”

Dibattito in consiglio comunale sulle attività del Centro culturale islamico di Marsciano. I consiglieri di opposizione Francesca Mele, Rosa Angela Eufemia Monni, Manuela Taglia, Roberto Lepanti, Andrea Pilati e Sabatino Ranieri hanno chiesto formalmente al Comune di verificare la “Legittimità delle attività svolte nei due capannoni di proprietà dell’Associazione culturale islamica Medio Tevere (Acimet) in via Vibi n.11 a Marsciano”.
I consiglieri denunciano come “Gli strumenti urbanistici e la normativa vigente non solo impediscono la realizzazione di un luogo di culto in detto edificio, ma non consentono nemmeno che vi venga realizzato un presunto centro culturale né da parte di Acimet, né di altri”. I consiglieri di opposizione, venerdì 8 maggio, hanno inviato all’amministrazione comunale una diffida per chiedere accertamenti sulla situazione a seguito “Dell’inaugurazione del Centro culturale Medio Tevere avvenuta domenica 10 maggio (per la quale la Polizia locale ha distribuito durante il consiglio comunale del 30 aprile ai consiglieri presenti un volantino informativo) all’interno di uno dei due capannoni artigianali che negli anni è stato oggetto di riqualificazione e parziale cambio d’uso. Vi sono stati infatti realizzati locali a servizio della futura attività lavorativa artigianale del capannone principale, mai avviata, e sono stati ricavati vani adibiti a mensa, locale di riposo, servizi igienici, cucina e deposito”.
Come specificato dalla consigliera Mele: “Nel 2018 l’Acimet ha acquistato a un’asta giudiziaria i due capannoni artigianali e ha presentato al Comune di Marsciano una domanda di variante al Prg (Piano regolatore generale) per consentirne la trasformazione in luogo di culto al fine di poter realizzare una moschea. Tale richiesta, anche a seguito di una mobilitazione popolare e politica da parte del centrodestra e delle altre opposizioni, fu rigettata dall’Ente in quanto ritenuta incompatibile e non ammissibile. Negli anni successivi Acimet ha ottenuto le autorizzazioni necessarie ed eseguito i lavori solo per la ristrutturazione e il parziale cambio d’uso del capannone in questione”.
Nell’intervento in consiglio comunale Mele ha sottolineato che: “È noto che l’immobile sia da tempo utilizzato quotidianamente per non meglio specificate attività, data la segnalata presenza di numerose persone che non sono lì per lavorare, in quanto non risulta intrapresa alcuna attività d’impresa o economica. La presenza, a volte abnorme, rilevata sistematicamente da abitanti, utenti e lavoratori delle vicine aziende, si verifica in un periodo dell’anno che coincide, curiosamente, con la festività islamica del Ramadan. Altrettanto curioso è il fatto che gli appartenenti alla comunità islamica locale, aderenti ad Acimet, pur fruendo di agevolazioni e aiuti di carattere sociale, spesso assegnatari di sussidi e alloggi popolari, abbiano reperito le risorse per acquistare gli immobili ed eseguire interventi che hanno condotto all’inaugurazione di tale struttura”.
Sulla realizzazione del Centro islamico in via Vibi Mele specifica anche che: “Viene da domandarsi cosa sia cambiato fra la richiesta fatta dall’associazione islamica, qualche anno fa e rigettata dalle autorità amministrative locali, e l’attuale realizzazione di un centro culturale islamico (o addirittura un luogo di culto) non consentito dalla normativa vigente, aspetto su cui l’amministrazione di centrodestra di Marsciano del quinquennio 2019-2024 ha sempre presidiato per la puntuale osservanza delle regole. La risposta è semplice: l’orientamento politico dell’attuale giunta è palesemente indirizzato a favorire in ogni modo l’accoglimento delle richieste della comunità islamica, a cominciare dall’aver candidato nelle proprie liste per le elezioni 2024 diversi esponenti, e non è stato mai fatto mistero al riguardo anche negli anni successivi: incontri, manifestazioni condivise, proclami pubblici di vicinanza, costante partecipazione dei rappresentanti istituzionali a eventi della comunità mussulmana”.
In conclusione, la consigliera sottolinea il fatto che: “Questo atteggiamento di ‘massima accoglienza’ non può però giungere al punto di avallare condotte illegittime e contrarie alla legge come crediamo possa essere proprio la vicenda legata all’apertura del centro culturale islamico che, per come si presenta, dovrebbe addirittura attrarre utenza dall’intera Media Valle del Tevere, con tutte le ovvie implicazioni riguardo i ‘numeri’ da gestire e le correlate tutele da apprestare in termini di sicurezza per il nostro territorio. Purtroppo gli episodi accaduti in altre regioni, ma anche fuori dai confini nazionali, non ci consentono di ‘abbassare la guardia’ riguardo le criticità in termini di ordine pubblico derivanti dalla significativa presenza di appartenenti alle comunità mussulmane”.
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