Economia

Cdp: un Nasdaq europeo per aiutare le start up

Milano – Su Mts «non c’è nulla, abbiamo già risposto». Replica così Dario Scannapieco, ad di Cassa depositi e prestiti, escludendo un’offerta dell’istituzione da lui guidata volta a riportare sotto controllo italiano Mts, la storica piattaforma su cui vengono scambiati i titoli di Stato italiani e che oggi è controllata da Euronext. «Mts – ha sottolineato ancora Scannapieco a margine dell’Investor Day di Cdp organizzato per la prima volta a Milano – è sicuramente un elemento molto importante per la gestione del debito pubblico italiano». Alla Sda Bocconi, parlando con i giornalisti, Scannapieco si è poi soffermato sull’importanza dell’integrazione dei mercati e dei capitali in Europa, anche in chiave anti americana. «Pensate ai nostri unicorni, alle società su cui investono i venture capital: tutti quanti si quotano sul Nasdaq perchè è un mercato più liquido, quindi è molto importante avere un mercato paneuropeo che possa offrire quella profondità, quella liquidità che permetta a molte imprese di non attraversare l’Atlantico ma di rimanere in Europa».

Al confronto organizzato da Cdp sono intervenuti oltre 150 investitori mondiali, nomi altisonanti come Fidelity International, Goldman Sachs, Eurizon, BlackRock, Bank of America Securities, Intermonte, Wellington, Pimco, Amundi, World Bank Group e Accenture Italia, interessati a capire più da vicino le realtà partecipate dalla Cassa. Che non sono poche e tutte strategiche per il paese: Poste Italiane, Eni, Snam, Terna, Italgas, Nexi, Fincantieri, Ansaldo Energia e Autostrade per l’Italia. Cdp non è quotata in Borsa ma emette debito sui mercati finanziari che viene comprato da investitori istituzionali che scommettono su un “ecosistema” che ha al centro aziende “strategiche per il Paese”. Cdp è un ibrido, ha un controllo pubblico (il Mef possiede l’82,77% della Cassa, il resto è in mano alle fondazioni bancarie) ma raccoglie e investe capitali privati, in particolare il risparmio postale, a cui deve assicurare un rendimento di mercato.

La Cdp «non è un fondo sovrano ma una banca di sviluppo», chiarisce agli investitori internazionali il presidente Giovanni Gorno Tempini. «Il denaro pubblico non basta ad affrontare le sfide che il mondo si trova davanti – afferma – e deve poter lavorare insieme ai capitali privati. Fa da ponte». «Per me – prosegue Gorno Tempini – ci sono tre parole chiave: la prima è fiducia, la seconda è competenza, e la terza è una visione a lungo termine e queste sono le ricette per mobilitare capitali a condizioni di mercato, generando buoni rendimenti».

Nonostante il suo bilancio non sia ricompreso nel debito pubblico, Cdp è sempre stata invitata a intervenire in situazioni di crisi di realtà industriali, come Alitalia, Ilva, Tim. Le prime sono sempre state scartate perché in perdita mentre la terza ha visto la Cassa azionista dal 2018 fino al febbraio 2025 quando ha scambiato con la sua partecipata Poste la quota del 9,8% in Tim con il 3,87% in Nexi. E da quel momento l’evoluzione per la società di tlc è stata positiva mentre il titolo Nexi ha perso quota in Borsa tanto che Cdp ha deciso nel maggio scorso di incrementare la sua posizione fino al 29,9% cercando di imprimere una svolta strategica all’investimento. Scannapieco si dice interessato anche al progetto di rete unica attraverso l’eventuale fusione tra Open Fiber e FiberCop : «È un’operazione che industrialmente ha senso».

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