Cattiva Strada, Davide Angiuli cambia prospettiva: il racconto della periferia senza filtri tra umanità e tensione
Davide Angiuli fa il suo esordio alla regia e parte raccontando qualcosa che conosce: la periferia e le sue insicurezze, con relative insidie. Un tratto che accomuna generazioni, le quali nascono, crescono e vivono in punti dove non è permesso neppure sognare un futuro diverso. Chi ci riesce sente di fare qualcosa di veramente rivoluzionario: darsi una chance anche se sembra essere già tutto deciso. Angiuli comincia da questo e lavora per sottrazione.
La lente d’ingrandimento viene piazzata su Bari e i luoghi periferici di una Puglia conosciuta perlopiù grazie alle bellezze che la contraddistinguono, ma nasconde anche un lato oscuro. Proprio da qui comincia la storia di Donato, un ragazzo in difficoltà economiche con una situazione difficile a cui far fronte: la sua priorità è stare accanto alla nonna malata di Alzheimer e per andare avanti lavora come custode di un parcheggio.
Cattiva Strada, un esordio coraggioso per Davide Angiuli
I ritmi di vita sono complicati e la paga non è proprio il massimo, anzi è il minimo. Il giovane se ne accorge ulteriormente quando vive un episodio limite: August, giovane criminale albanese con un codice etico e di regolamentazione tutto suo ma ugualmente inflessibile, gli prende in prestito – per usare un eufemismo l’automobile al fine di portare a termine un furto. La destrezza di un uomo avvezzo alla criminalità porta Donato a perdere il lavoro e, quindi, anche quell’unica sicurezza economica (per quanto esigua potesse essere) che aveva.

Si ritroverà, dunque, in un vortice fatto di ricatti e malavita nei lati più oscuri della città. Qui comincia un’altra storia che porta con sè un messaggio ben preciso: il malaffare “insegue” coloro che hanno condizioni precarie e finiscono con l’esaurire ogni certezza. Donato finirà con il legarsi sempre di più ad August, passato dall’essere un potenziale nemico a diventare l’unico alleato nei suoi giorni più bui. Le tenebre, per proseguire con la metafora, si fanno maggiormente oscure quando quest’ultimo si innamora della sorella di Donato. Tale Erina.
Amore e malavita in provincia di Bari
La storia d’amore sembra essere promettente, ma non è che l’ulteriore passaggio in un universo malato e potenzialmente tossico in termini di costrizioni e ripercussioni. Il mondo di August, anche sul piano etico e morale, corrisponde a uno stereotipo di controllo limitante e coercitivo. Per questo, il sentimento con Erina diventa problematico e stringente.

Allora il rapporto fra Donato e August si trasforma ulteriormente. Non c’è più soltanto la voglia di cambiare del protagonista, ma anche di quello che ormai sembra essere diventato il suo “miglior nemico”. I due si rivelano più simili di quanto immaginassero: ciascuno per motivi diversi su una ‘cattiva strada’ – da qui il titolo del film – che non ha scelto ma ha subìto.
Davide Angiuli parte da questo assunto per mettere insieme un thriller action ricco di tensione e sfaccettature. Lo ambienta nella Puglia più bella e disincantata proprio per dimostrare che certe nefandezze possono annidarsi persino dove sembra brillare ogni cosa. Sotto tanta luce si celano ombre che vengono messe in risalto dalle vite spezzate di persone comuni.
Il potere degli opposti
Proprio il concetto di conformità viene sovvertito a colpi di sorprese e capovolgimenti di fronte. Se Hannah Arendt ha parlato di banalità del male per veicolare il concetto di abitudine applicato alle nefandezze più oscure dell’universo, Angiuli affronta un altro tipo di sfaccettatura: la banalità del bene. Ovvero quando sembra che tutto sia necessariamente al proprio posto e, invece, ogni aspetto nasconde sfumature impercettibili che diventano pesi. Supportati da silenzi e complicità che sono il vero collante della scelleratezza ai tempi moderni.
Dove può far male un pugno in faccia, ma uccide maggiormente un silenzio al momento opportuno o una presa di coscienza quando parrebbe esserci ancora una via di uscita. Cattiva Strada è un film sulla speranza e sull’evoluzione che può esserci soltanto fin quando si ha ancora la forza di guardare oltre. Questo proposito non può dipendere esclusivamente dalla coscienza collettiva: servono tutele e maggiori opportunità lavorative (e sociali) che non sempre lo Stato – in qualunque forma – riesce a garantire.
Malich Cissè e Giulio Beranek tra attitudine e abnegazione
Le performance dei singoli interpreti sono coinvolgenti e assolutamente centrate. Malich Cissè, pur essendo un emergente del cinema italiano, si muove come un veterano e lo spazio scenico viene riempito da un carisma assolutamente chiaro con attitudine cristallina. Giulio Beranek non è da meno, ma il suo Curriculum non ha bisogno di presentazioni. Quest’ultimo lavora, oltre che con una dialettica spigliata, grazie alla potenza di un singolo sguardo che emana violenza o inquietudine alla prima occhiata. Beranek sta portando in auge una scuola precisa di attori secondo cui la fase espositiva deve essere accompagnata da un’immedesimazione accurata.
L’interprete è dentro la parte a livelli maniacali e si percepisce un’immedesimazione totale persino dal modo in cui riesce a sbattere le palpebre. Quest’attenzione ai dettagli, non solo da parte dei singoli interpreti, ma in ogni aspetto del film, si dimostra un valore aggiunto che porta Cattiva Strada ad essere un “diamante grezzo” in un genere inflazionato e pieno di rischi.
All-in verso il successo
Davide Angiuli all’esordio ha giocato una sorta di all-in portando a casa quella che, a oggi, sicuramente è una scommessa vinta. Un buon biglietto da visita per il prossimo futuro, quando le aspettative attorno alla sua figura professionale saranno ulteriormente in crescita. Quello sarà il punto in cui “sbagliare” diventerà un lusso da pagare a caro prezzo. Il segno di un successo non più sorprendente, ma acclarato.




