Catanzaro, la mano di Aquilani
Intorno a lui non c’è l’aura che circondava Vivarini, ma non ha dovuto nemmeno superare lo scetticismo che aveva accolto Caserta. Non che mancassero le aspettative quand’è arrivato, perché un ex calciatore di alto livello che ha idee forti e chiare anche da allenatore, certe cose le implica quasi in automatico. A maggior ragione se sposa la stessa linea di pensiero – “giochista” solo per semplificare – con cui il club in cui è sbarcato ha scritto una pagina centrale della sua storia recente, tornando in B a suon di record e affrontando i playoff per la A nei due anni successivi.
A nove giornate dalla fine della stagione regolare è evidente che Alberto Aquilani non si sia limitato a centrare la missione dichiarata: consolidare la categoria con una salvezza tranquilla è una pratica in archivio praticamente da dicembre, ora non resta che blindare i playoff col miglior piazzamento possibile. Come se fosse poco. Però il 41enne tecnico romano ha fatto molto di più e tutto quello che si sta prendendo se l’è guadagnato.
Come? Con il lavoro su un gruppo rinnovato per una buona metà e plasmato a sua immagine e somiglianza. Quell’immagine che è cambiata rispetto a luglio e agosto, visto che l’allenatore si è adattato alle caratteristiche dei suoi giocatori, ha modificato alcune cose a partire, ne ha messe da parte altre ed è cresciuto come la squadra capace di alternare strategie e atteggiamenti tattici senza rinunciare ai principi di base.
«Sono passato attraverso un tornado», aveva detto un paio di settimane fa riferendosi alle prime otto partite senza vittorie. Da quel tornado ne è uscito alla grande: sul quinto posto c’è la sua firma come sul record di vittorie consecutive (cinque) che il Catanzaro non aveva mai ottenuto in un singolo torneo di B.
I risultati sono fondamentali, ma quelli sono la conseguenza del gioco – riconoscibile, efficace e piacevole – e di tanti altri aspetti.
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