Calabria

Catanzaro, col Cesena gara speciale per Mignani

La squadra del figlio per l’esordio assoluto, l’ultimo club allenato prima del Catanzaro per la seconda trasferta: dopo il Benevento di Guglielmo, un altro incrocio significativo attende Michele Mignani, pronto ad affrontare il Cesena da avversario. Sabato (ore 15) il tecnico genovese proverà a centrare la prima vittoria sulla panchina giallorossa al “Manuzzi”, lo stadio nel quale ha ricevuto il dispiacere più recente, l’esonero del 14 marzo scorso dopo un 2-2 con il Frosinone di Alvini. Per Mignani sarà difficile non pensare a quel momento, ma probabilmente ricorderà anche tutti gli altri – più belli – vissuti in quasi due anni e 74 partite in Romagna (bilancio di 28 vittorie, 18 pari e 28 sconfitte). Alla prima stagione aveva preso in mano un gruppo neopromosso portandolo ai playoff, da settimo in classifica: uscire al primo turno proprio con il Catanzaro non era una bocciatura, a maggior ragione per aver aggiunto ai risultati la scelta di Klinsmann da titolare in porta e l’affermazione fra i cadetti di Berti. Nella stagione successiva era partito ancora più forte, alla grande soprattutto in trasferta, ma poi aveva pagato un calo in inverno e un mercato diverso da quello che avrebbe voluto (e col senno di poi insufficiente): la proprietà americana a un certo punto gli ha preferito Ashley Cole e da quel momento il Cesena è sceso dall’ottavo posto a un’anonima metà classifica.
Chissà se comunicandogli il benservito l’hanno ringraziato per aver lanciato l’attaccante Blesa, sconosciuto arrivato in prova in estate, ma venduto per 1,7 milioni di euro in Portogallo a gennaio, con una di quelle plusvalenze che scaldano il cuore degli statunitensi attivi nel calcio italiano (e ovviamente non solo).
Nel cuore dei tifosi bianconeri, invece, Mignani non è mai entrato e qui c’entra probabilmente anche il suo modo di essere: riservato, parecchio lontano dall’archetipo dell’allenatore capopopolo com’è il romagnolo Bisoli, preferisce parlare con i fatti e i risultati, frequenta taccuini e microfoni perché un coach deve farlo prima e dopo le partite. Cresciuto in una famiglia marchiata Sampdoria, con papà Giorgio allenatore delle giovanili blucerchiate nelle quali poi giocò anche lui, fino a esordire nella prima squadra che vinse lo Scudetto, Mignani ha già cominciato a essere apprezzato dai sostenitori delle Aquile per i primi effetti del suo lavoro: la difesa più solida, un’idea di gioco, una squadra cambiata nell’atteggiamento in campo e nella fiducia, ritrovata.
Servirà ovviamente molto di più, perché ereditando un ultimo posto in classifica l’obiettivo prioritario è lasciarlo rapidamente, ed è chiaro che un successo a Cesena aiuterebbe. Sarebbe solo un’altra delle tante coincidenze in questo principio di gestione al Catanzaro. In una delle sue poche interviste da allenatore bianconero, Mignani diceva che se avesse mai scritto un libro l’avrebbe intitolato «La ricerca della felicità». In Romagna c’è stato un periodo in cui sembrava averla trovata, a Bari ci stava riuscendo al livello più in alto, in giallorosso può riprenderla. Il «lungo viaggio» immaginato dal tecnico qualche giorno fa è appena partito, ma imprimergli un’accelerazione non è impossibile. Meglio ancora se in un posto che conosce bene come Cesena.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »