Castelnuovo Rangone e Formigine trainano la provincia. Modena ottava in Italia

L’analisi sulle dichiarazioni dei redditi 2025, realizzato da Cgil Ires sulla base dei dati del Mef, restituisce una fotografia dettagliata della situazione economica della provincia di Modena
A livello italiano, la provincia di Modena si piazza all’ottavo posto per reddito imponibile medio pro capite, con un valore di 26.934 euro
Le contraddizioni del capoluogo
Restringendo il campo al comune capoluogo, Modena si distingue con un reddito imponibile medio di 30.693 euro, un dato che supera di quasi 4.000 euro la media dell’Emilia-Romagna
Il capoluogo mostra anche una marcata disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza: il 6,0 per cento dei contribuenti dichiara oltre 75.000 euro, una quota nettamente superiore alla media regionale, mentre il 25,3 per cento si ferma sotto la soglia dei 15.000 euro e il 4,4 per cento non dichiara alcun imponibile
La spinta della fascia pedemontana
Fuori dal capoluogo spiccano le performance di alcuni comuni della fascia pedemontana, capaci di sorpassare le medie delle grandi città
Lavoro dipendente e divari reddituali
La composizione sociale del territorio conferma la spiccata vocazione produttiva dell’area
Il quadro regionale tra primati e disuguaglianze
Allargando lo sguardo all’intero panorama dell’Emilia-Romagna, il quadro generale continua a riflettere un territorio con buoni redditi complessivi, ma segnato da evidenti criticità e disparità. Con i suoi 26.831 euro medi pro capite, l’Emilia-Romagna si conferma tra le regioni italiane più ricche. Tuttavia, se la crescita media dei redditi imponibili dal 2019 (+17,7 per cento) risulta in linea con l’inflazione (+17,4 per cento), lo stesso non vale per gli imponibili dei lavoratori dipendenti, cresciuti nello stesso arco di tempo solo del 13,5 per cento. Si rileva inoltre una netta spaccatura geografica: i territori collocati lungo l’asse centrale della via Emilia dichiarano redditi mediamente più alti rispetto al resto della regione. Preoccupa fortemente la base della piramide: il 4,3 per cento dei contribuenti ha dichiarato di non avere reddito imponibile, e ben il 27,5 per cento di chi possiede un reddito non riesce a superare la soglia dei 15.000 euro annui.
L’allarme della Cgil e la richiesta di un nuovo patto fiscale
Di fronte a questi numeri, il segretario generale della Cgil Emilia Romagna, Massimo Bussandri, ha espresso una netta preoccupazione, analizzando le ricadute sociali dell’attuale congiuntura economica.
“La ricerca svolta dal nostro Ires, pur nel quadro di una Regione con redditi più alti della media nazionale, offre diversi elementi di preoccupazione. Il caro carburanti, il caro energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avranno eroso in media 1.500 euro di reddito ad ogni famiglia di percettori di reddito fisso, cioè più o meno la tredicesima mensilità. Questo impatterà in maniera drammatica in una Regione in cui più di un quarto dei contribuenti non arriva a 15.000 euro lordi annui di reddito e in cui comunque la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si colloca entro i 30.000 euro lordi annui”.
Bussandri lancia infine un appello per un intervento urgente e strutturale, richiamando l’attenzione sulle fasce più vulnerabili: “In Emilia Romagna oltre il 92% dei contribuenti sono lavoratori dipendenti e pensionati e questo pone un tema di tenuta del patto fiscale. Quelli che pagano le tasse e i servizi per tutti sono anche quelli che subiscono gli effetti di una crisi sempre meno contingente, in termini di perdita dei posti di lavoro e di contrazione del potere d’acquisto. Il Governo, invece di parlar d’altro, adotti misure strutturali in grado di fronteggiare il caro carburanti e il caro energia, introduca meccanismi rigidi di controllo dei prezzi, si decida a tassare rendite, grandi patrimoni e profitti esosi, sostenga la stagione di rinnovi contrattuali. Anche in questa Regione dovremo ragionare su meccanismi impositivi sempre più attentamente calibrati sulle fasce di reddito”.
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