“Cantieri di bellezza”, gli studenti aretini contro le ecomafie

Non è facile parlare con ragazzi e bambini di mafia, di reati sull’ambiente, di crimini che mettono a rischio non solo gli ecosistemi e la biodiversità, ma soprattutto la vita e la salute delle persone e degli esseri viventi. Eppure, con il giusto approccio – delicato, rigoroso e interattivo – orientato alla cittadinanza attiva e alla promozione di coscienza civile responsabile, le educatrici di Legambiente sono riuscite a scatenare addirittura entusiasmo su temi tanto difficili e spesso crudi.
Con il progetto “Cantieri di bellezza”, giunto alla sua seconda edizione, sono state coinvolte oltre 40 classi e circa 1.000 studenti delle scuole secondarie di I° grado e delle classi quinte delle scuole primarie, con una sperimentazione con i bambini di terza primaria. I temi sono la legalità, l’attenzione alle regole, l’importanza della cura e del rispetto, verso gli altri e verso l’ambiente di cui facciamo parte e che è la nostra casa comune. Ma anche gli ecoreati, con dati tratti dal rapporto Ecomafia che l’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente pubblica ogni anno e che è frutto di un lavoro costante di confronto e collaborazione con le forze dell’ordine e con tutti coloro, singoli o associazioni, che operano quotidianamente contro la criminalità organizzata: ciclo illegale del cemento, ciclo illegale de rifiuti, reati sulla fauna, incendi boschivi, archeomafia e agromafia, con le forme vergognose di caporalato.
Al termine tutte le classi hanno realizzato dei magnifici diorama, scenari che hanno rappresentato ecoreati o informazioni che più li hanno colpiti, realizzando così una campagna di informazione ai compagni che prende il via nelle singole scuole proprio il 23 maggio, Giornata della Legalità.
Parallelamente è stato impegnato tutto l’anno il Consiglio dei ragazzi e delle ragazze di Saione, che ha lavorato sui temi della legalità e della cura del quartiere, presentando le proposte e idee emerse ai candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative.
Diceva Antonino Caponnetto, magistrato a capo del pool antimafia siciliano negli anni 80, che la mafia ha più paura della scuola che della giustizia. Accompagnare studenti e studentesse in un percorso basato su valori forti e civili è compito degli insegnanti che lavorano al loro fianco ogni giorno e questo progetto ha sicuramente contribuito a rafforzare una conoscenza spesso generica su comportamenti scorretti individuali o provocati dalla criminalità organizzata e ad attivarli come cittadini che perseguono l’onestà, la giustizia e la cura dei beni comuni.
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