«Cambia vita per non incontrare il collega»: stalker a processo

di Enzo Beretta
È stato rinviato a giudizio il 42enne romeno accusato di stalking nei confronti di una collega: il processo inizierà il 24 settembre davanti al giudice monocratico Edoardo Esposito. Si tratta dell’evoluzione dell’indagine della Procura della Repubblica di Perugia che, nelle settimane scorse, aveva chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dell’imputato (difeso dall’avvocato Eugenio Zaganelli) ritenuto responsabile di una serie di condotte persecutorie ai danni della donna. Secondo l’impostazione accusatoria avrebbe messo in atto comportamenti «con condotte di aggressione verbale, di molestia e di minaccia reiterate», tali da provocare nella vittima «un perdurante e grave stato di ansia e di paura, con conseguente alterazione delle proprie abitudini di vita». La donna, infatti, sarebbe stata costretta a modificare radicalmente la propria quotidianità, cambiando orari e percorsi e arrivando a utilizzare l’auto per evitare possibili incontri con l’uomo.
Accuse I fatti contestati – secondo quanto riportato negli atti – si sono verificati a Città di Castello e avrebbero avuto luogo anche durante l’orario di lavoro. L’uomo – sempre secondo la ricostruzione della Procura – avrebbe più volte insultato e minacciato la collega mentre svolgeva le proprie mansioni, arrivando a pronunciare frasi offensive e intimidatorie. In alcune circostanze le avrebbe detto che le avrebbe danneggiato l’auto e che «prima o poi la farà piangere, augurandole mali fisici». Tra gli episodi contestati figurano anche urla e frasi aggressive accompagnate da riferimenti alle abitudini della figlia della donna e ai suoi orari, con il timore prospettato di possibili segnalazioni ai servizi sociali. Viene inoltre contestata una serie di messaggi nei quali l’imputato avrebbe continuato a denigrare e intimidire la vittima, arrivando a minacciare anche il marito.
Ricostruzione Nel capo di imputazione trovano spazio anche ulteriori episodi ritenuti particolarmente gravi: tentativi di aggressione nei confronti della donna durante i turni di lavoro, interrotti soltanto grazie all’intervento di altre persone, e la presenza quasi quotidiana dell’uomo nei pressi dell’abitazione della vittima, con controlli sulla presenza della sua auto. In alcune occasioni avrebbe pronunciato frasi come «un giorno la ruota gira anche per te» e «vado in chiesa a mettere le candele per la tua morte». Comportamenti che – secondo la Procura – avrebbero determinato un clima di forte pressione psicologica, incidendo profondamente sulla serenità e sulle abitudini della persona offesa.
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