Calderoli e la riforma dello Statuto: «Più competenze per chi sa gestirle» – Cronaca
TRENTO. «Non basta avere le competenze, bisogna anche saperle gestire. L’Alto Adige e il Trentino lo hanno dimostrato con i fatti e con i numeri dei loro bilanci. Qualcuno ha dei dubbi? Lo invito a farsi un giro dalle vostre parti e si renderà conto che lì le cose funzionano. Non solo perché c’è l’autonomia speciale – che per la verità c’è anche in altre Regioni – ma perché le persone hanno un certo tipo di mentalità. E comunque non pensiamo che siano tutte rose e fiori: con le maggiori competenze aumentano – e non poco – anche le responsabilità di chi governa».
Schietto com’è nel suo stile Roberto Calderoli, leghista, ministro per gli Affari regionali e le autonomie – per tre anni ha seguito passo passo il percorso della Riforma diventata legge costituzionale una settimana fa, dopo l’ultima votazione in Senato – replica così a quanti temono che le nuove competenze esclusive lascino mano libera alle Province in settori importanti come ambiente, commercio, gestione della fauna selvatica, cioè lupi e orsi.
Non c’è il rischio che, con tutti questi poteri, aumenti l’invidia da parte delle altre Regioni speciali e ancora più da parte delle ordinarie, nei confronti di Bolzano e Trento?
Il risultato dell’ultima votazione in Senato è la dimostrazione che tutti hanno capito. La maggioranza ha 103 voti: a favore alla fine hanno votato in 129, 48 astenuti. Nessun contrario. Neppure la senatrice Elena Sironi (M5s) che, nella prima votazione, si era espressa contro, perché preoccupata in particolare per la competenza sull’ambiente e i grandi carnivori: alla fine però si è astenuta. Meglio di così non poteva andare.
I Verdi sono preoccupati per l’attribuzione delle competenze su ambiente ed ecosistema: temono in particolare cementificazione e nuovi impianti di risalita.
Se c’è qualcuno che in questi anni ha dimostrazione di avere a cuore la tutela del paesaggio sono proprio le due Province. Il successo anche turistico del Trentino Alto Adige è legato alla tutela dell’ambiente alpino. Un valore prezioso che anche in futuro, pur avendo la competenza esclusiva, continueranno a proteggere.
Questione lupi e orsi. L’eliminazione degli esemplari problematici è stata finora bloccata dall’intervento di Tar e Consiglio di Stato. Gli animalisti temono che d’ora in poi si userà la mano pesante.
Timore del tutto infondato. La competenza sui grandi carnivori darà la possibilità di ristabilire finalmente un’equilibrata convivenza tra lupi e orsi e chi in montagna abita e lavora.
Scusi, ma da cosa le deriva tanta sicurezza?
Dal fatto che sono un animalista convinto. Per 15 anni, io e la mia famiglia abbiamo abitato in una casa in mezzo al bosco a Mozzo, in provincia di Bergamo: c’era un’orsa che veniva a trovarci nel giardino. L’avevamo battezzata Orsa maggiore. Mangiava i resti delle pizze che mi davano nel locale vicino. Non solo: a farci visita abitualmente arrivava anche una coppia di lupi. Detto questo, sono anche convinto che quando la popolazione dei grandi carnivori raggiunge certi numeri, rappresenta un pericolo reale per la popolazione e si deve poter intervenire.
Parliamo della competenza esclusiva in materia di commercio. In Alto Adige la Volkspartei vorrebbe metter mano agli orari dei negozi e in particolare dare una stretta sulle aperture domenicali. È possibile?
Inviterei alla cautela perché bisogna tenere presente che c’è una normativa europea sulla libera concorrenza.
Realisticamente cosa si potrà fare?
Si potrà intervenire con delle limitazioni degli orari. Difficile, se non impossibile, pensare di togliere le aperture domenicali.
La senatrice della Svp Julia Unterberger, pur apprezzando i contenuti della Riforma attesa da decenni, mette in guardia dal rischio che la Corte costituzionale possa intervenire ancora impugnando le leggi delle due Province.
Il rischio c’è sempre. Se è per questo, la Corte impugna anche le leggi dello Stato. Certo è che l’aver tolto l’obbligo di adeguarsi alle «riforme economico-sociali» dello Stato, riduce notevolmente il rischio che in passato ha portato a pronunciamenti che hanno limitato notevolmente l’autonomia delle due Province.
Alla fine anche la destra, oggi rappresentata da Fratelli d’Italia, un tempo contraria allo Statuto di autonomia, si è fatta promotrice della Riforma, voluta dalla premier Meloni.
L’onorevole Urzì ha ottenuto l’inserimento nel testo di modifiche importanti per il gruppo italiano come la riduzione della residenza da quattro a due anni per votare alle comunali e alle provinciali. A questo si aggiunge che in futuro anche un solo consigliere della minoranza linguistica potrà entrare in giunta comunale: cosa che oggi non è consentita.
Il modello della Riforma dello Statuto del Trentino Alto Adige verrà esteso anche alle altre Regioni speciali?
Al Friuli di sicuro. E anche alla Valle d’Aosta.
E Sicilia e Sardegna?
Non mi esprimo. La Sicilia, già oggi, è la Regione con la più ampia autonomia a livello nazionale. Solo che ci sono realtà diverse. In qualcuna c’è bisogno di più autonomia, in altre servirebbe più Stato.
A cosa ha pensato quando il Senato, una settimana fa, ha approvato la Riforma?
Ho pensato a mio nonno fondatore del Movimento Autonomista Bergamasco che è morto sognando la Provincia autonoma di Bergamo. La Riforma la dedico a lui e a mia nonna originaria della Val Passiria.




