Calamai spiega la riforma degli ospedali genovesi: “Elimineremo i doppioni ma non ridurremo i servizi”

Genova. I termini “riforma” e “accorpamento” non spaventano Monica Calamai, manager toscana chiamata dal governatore Marco Bucci a guidare la nuova Azienda ospedaliera metropolitana che dal 1° gennaio tiene insieme San Martino e Villa Scassi, più il Galliera oggetto di un’apposita convenzione appena firmata. Una rivoluzione con ricadute inevitabili per tutti gli attori coinvolti, dai pazienti al personale sanitario. In questi giorni il clima non è dei migliori, coi sindacati sulle barricate e l’opposizione in Regione pronta a rivendicare le sue profezie. Ma la direttrice generale non si scompone.
Calamai, probabilmente quando è arrivata qua a seguito della riforma Bucci sapeva a cosa sarebbe andata incontro. I sindacati sono in stato di agitazione, medici compresi. Tutti parlano di disorganizzazione e confusione. Come vi state muovendo?
Faccio una premessa: nell’arco della vita professionale mi sono trovata davanti a diverse epocali riforme. In Toscana siamo stati i primi a creare gli Est per poi ridurre le aziende da dodici a tre, con dimensioni anche più grandi di questa realtà. Le trasformazioni, anche quelle epocali come può essere questa riforma in Liguria, comportano necessariamente un senso di instabilità. Questo penso sia normale e fisiologico.
Però è stato fatto tutto molto velocemente, forse troppo?
Mi creda, io ho visto tutte le riforme sempre in grande velocità. C’è una fase di condivisione, ma non così lunga. Quando parti devi garantire l’ordinario, che non puoi bloccare, e nel frattempo cominci a lavorare sull’integrazione e la riorganizzazione dei servizi. Io più o meno ho visto sempre questa logica, anche in regioni politicamente diverse. Francamente non la vedo come una criticità. Ovviamente è una cosa complessa e il tentativo è sempre coinvolgere le persone. Parlando dei sindacati, glielo assicuro, abbiamo due riunioni alla settimana in calendario, sia con la dirigenza medica sia con la dirigenza del comparto. E non solo: abbiamo chiuso il bilancio 2025 e impostato il bilancio di previsione 2026, che non vuol dire solo soldi, ma anche programmazione. Abbiamo chiuso tutti gli incontri sul budget, abbiamo condiviso gli obiettivi con i direttori. Stiamo facendo un lavoro enorme, ma con la partecipazione di tutti i professionisti.
Intanto avete appena firmato la convenzione con l’ospedale Galliera…
I contenuti mi paiono buoni. È chiaro che è un’integrazione funzionale, ma dentro possiamo fare molte cose. Il passaggio in Aom del centro trasfusionale e del laboratorio è cosa buona e giusta, all’interno di un processo importante che non vuole ridurre i servizi, ma dare servizi di qualità ai cittadini. Sul trasfusionale c’è un percorso importante che in altre regioni hanno già fatto, con requisiti standard che devono rispettare le leggi.
Il nodo centrale però resta quello finanziario, cioè la copertura dei disavanzi in capo alla Regione. E in ogni caso il Galliera avrà sempre il proprio bilancio indipendente, quindi i problemi continuerà ad averli. Dico bene?
Guardi che la revisione della programmazione sanitaria può portare a più sinergie e meno frammentazione. La riorganizzazione non ha mica un impatto banale sul bilancio. Facciamo l’esempio dei tumori rari come esofago, pancreas, stomaco, ovaio nelle donne. Ci sono standard minimi di volume da rispettare. Se invece di frammentare i professionisti su tre o quattro plessi li centralizzo, ottimizzando non solo le risorse umane ma tutto quello che c’è prima e dopo, posso ottenere influssi positivi sul bilancio? Io penso di sì. Anche l’armonizzazione da un punto di vista legale avrà ricadute positive. Questo non vale solo per il Galliera, vale per tutti. Evidentemente dovremo metterci insieme e ragionare anche sui percorsi che si duplicano e si triplicano per capire come possiamo organizzarli meglio. E questo non vuol dire sempre centralizzare.
Ma questo significa, ad esempio, che un cittadino dovrà andare al San Martino per trovare i servizi che aveva al Galliera?
No, non è così. Prendiamo ad esempio il centro trasfusionale: ci sarà un governo centralizzato, adeguandosi alla normativa nazionale ed europea, ma il servizio al Galliera rimane. I medici, i tecnici e gli infermieri dedicati, ovviamente in rapporto al volume di attività, resteranno lì. Su altre partite ragioneremo insieme, ma la logica in generale vale per tutto. Su altri settori potremo trovare sinergie.
Quali?
Su tutti, anche in termini di investimenti. Se dobbiamo fare il nuovo ciclotrone (un acceleratore di particelle usato per curare i tumori, ndr), c’è una medicina nucleare importante al San Martino e c’è una medicina nucleare di buon livello anche al Galliera, ma sarebbe assurdo farne due. Dovremo ragionare per capire dove ne facciamo uno e lì opereranno sia i medici del Galliera sia quelli del San Martino. Si tratta di dare ordine, di evitare doppioni e triploni anche in base ai volumi di attività. La cataratta? Non bastano mai i punti di erogazione perché siamo una popolazione che invecchia: la tecnologia ci consente di operare in regime ambulatoriale, quindi andremo a potenziarla in tutti i plessi. Pensiamo ai robot: al Villa Scassi c’è un bravissimo urologo con bravissimi chirurghi, immagino che possano usarlo armonizzando anche i turni del San Martino e del Galliera. Perché no?
In tutto ciò il tema ricorrente è la cronica carenza di personale: i professionisti si possono spostare da una parte all’altra, ma la coperta è corta. Come pensate di superare questo scoglio?
Rimaniamo sui numeri. Abbiamo concluso il concorso dei tecnici di laboratorio, tant’è che cominceremo ad assumerli anche per il centro trasfusionale. A giorni dovrebbe iniziare il concorso per quasi 400 infermieri tra Ats e Aom di cui siamo capofila. Abbiamo chiuso il concorso per il primario di chirurgia toracica. Ho firmato la delibera per il direttore di struttura complessa della chirurgia senologica a Villa Scassi. Tra poco faremo quello per gastroenterologia ed endoscopia digestiva, sempre al Villa Scassi. È in corso la chiusura del percorso per la direzione della struttura di chirurgia della mammella al San Martino. Abbiamo assunto ora l’ultimo dottore in graduatoria per il pronto soccorso e questo ci permette di aprire letti di sostegno. Capisce cosa voglio dire? Sono un po’ perplessa. Poi che tutti vogliano tutto, questo diamolo per scontato, ma non c’entra niente la riforma. Tra fine 2024 e fine 2025 c’è un delta di oltre 100 persone in più in Aom, e non è merito mio. Alcune aree dei medici sono in aumento, non in diminuzione. Sono i numeri che parlano.
A proposito di pronto soccorso, avete deciso di bloccare i ricoveri per far fronte al sovraffollamento degli ultimi giorni. Per quanto andrà avanti ancora questa misura?
C’è un picco di di afflusso che certamente non è indotto dalla riforma, potrebbe essere perché siamo proprio a ridosso delle feste, e quindi abbiamo bloccato i ricoveri programmati. Alcune realtà hanno tanti letti, ma proprio in virtù del supporto al pronto soccorso, sennò non ci sarebbe motivo, quindi prevale il percorso dell’urgenza finché non riorganizzeremo in modo più puntuale. Ora stiamo cercando di capire come aprire letti che non si riescono a gestire per mancanza di medici. Il provvedimento rimarrà in vigore finché non sarà risolta la situazione, ma questa è la procedura esisteva già, prima che io arrivassi. Poi vogliamo fare un piano consolidato su tutti e tre i plessi (San Martino, Galliera e Villa Scassi), che dia più respiro e risposte in caso di iperafflusso. Il pronto soccorso è solo la punta dell’iceberg.
Infatti il problema del boarding nasce a monte…
Esatto. Poi è vero anche che abbiamo una popolazione molto anziana, ci sono certe abitudini… però ci stiamo lavorando.
Soprattutto al Galliera negli ultimi anni la situazione è apparsa particolarmente critica: nell’ambito della convenzione state cercando soluzioni?
Ci sono due partite, una e quella organizzativa, l’altra è strutturale. Il San Martino ha un respiro diverso, Villa Scassi ha un’impostazione molto vecchia e il pronto soccorso sembra sovraffollato anche quando ci sono poche persone, poi quando c’è il sovraffollamento vero si può entrare nel caos. E lo stesso al Galliera. Anche in questo caso dobbiamo ragionare in rete, non possiamo più pensare che ognuno lavori per conto suo. Lo sforzo è soprattutto questo.
Dopo il passo indietro dell’Evangelico l’ospedale di Voltri potrebbe entrare nell’Azienda ospedaliera metropolitana?
Io do sempre piena disponibilità a fare quello che la Regione ritiene opportuno. La direzione di Aom, qualora venga ritenuto opportuno accorparlo, è disposta a fare un ragionamento complessivo anche con l’Evangelico.
Quando vedremo l’assetto definitivo della riforma?
Io aspettavo di discutere tutti i budget per metterci a lavorare dopo Pasqua, oltre che su pronto soccorso e sale operatorie, anche sul nuovo assetto aziendale. Dobbiamo rifare tutto l’organigramma e il funzionigramma. È un pezzo di carta, è vero, ma definisce tutta l’organizzazione.




