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Business Europe: le imprese europee frenate dalla burocrazia

BRUXELLES – Business Europe, l’associazione imprenditoriale europea, ha denunciato oggi, martedì 13 febbraio, le lungaggini burocratiche nell’Unione europea, che secondo una stragrande maggioranza delle imprese intervistate sono «un ostacolo all’investimento». La presa di posizione giunge in un contesto segnato sia da politiche ambientali ritenute spesso troppo onerose che dall’impegno della Commissione europea a maggiore semplificazione burocratica.
«Le lunghe e complesse procedure di autorizzazione industriale rappresentano un ostacolo per le trasformazioni verdi e digitali delle aziende e per la competitività globale dell’Unione europea», ha spiegato in un comunicato stamani Fredrik Persson, il presidente di Business Europe. «La UE ha compiuto passi nella giusta direzione, ma occorre fare di più. L’industria comunitaria ha bisogno di una ‘licenza di trasformazione’ in tempi rapidi».

Complesso e lungo ottenere permessi e autorizzazioni

Secondo lo studio di 25 pagine, l’83% delle 240 imprese interpellate ritiene la complessità e i tempi nell’ottenere permessi «un ostacolo all’investimento». Per il 53% è addirittura «un serio problema». Tra le altre cose, Business Europe mette l’accento sui tempi di risposta delle autorità pubbliche, la complessità della legislazione nazionale e comunitaria, la mancanza di coordinamento tra le diverse autorità, l’eccessivo numero di autorità coinvolte. In media, un permesso richiede tra 1 e 6 anni.
L’associazione imprenditoriale europea – a cui fanno capo tra gli altri la BDI tedesca, il Medef francese e la Confindustria italiana – punta il dito contro la valutazione di impatto ambientale, nota con l’acronimo inglese EIA. Il riferimento è a una direttiva del 2011, rivista nel 2014, che impone una analisi ex ante prima della costruzione di centrali nucleari, autostrade e superstrade, dighe, reti ferroviarie e gli impianti di smaltimento per rifiuti pericolosi.

«Accelerare il processo delle autorizzazioni è fondamentale per il futuro dell’industria in Europa. Deve essere una priorità assoluta dell’agenda UE nel 2024-2029», spiega Stefan Pan, vicepresidente di Business Europe e vice presidente di Confindustria. «Processi di autorizzazione industriale lunghi, obsoleti e gravati da una burocrazia eccessiva creano dei colli di bottiglia che impediscono la crescita e la trasformazione delle aziende in settori cruciali come quello verde e quello digitale».

Le richieste dell’associazione

In questo contesto, e mentre la concorrenza americana e cinese è particolarmente accesa, l’associazione imprenditoriale si aspetta che le sue raccomandazioni ispirino «il prossimo ciclo politico dell’Unione europea». Tra le altre cose, Business Europe chiede una riduzione dei tempi di autorizzazione, possibili penalità nel caso di ritardo dell’amministrazione pubblica, la protezione giuridica dei funzionari pubblici da eventuali rivendicazioni per garantire loro maggiore libertà di giudizio.
Lo studio di Business Europe, effettuato tra il maggio e il giugno del 2023 in 21 paesi dell’Unione, giunge mentre la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha promesso di ridurre oneri amministrativi del 25%. Alcuni testi legislativi dovrebbero facilitare l’innovazione industriale (il Net-Zero Industry Act o il Critical Raw Materials Act, per esempio). Al tempo stesso, la lotta contro il cambiamento climatico ha costretto l’Unione europea a introdurre nuove e spesso onerose legislazioni.


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