Bucci sull’11 Settembre: “Dopo il crollo del Morandi pensai a New York. Anche a Genova prevalse la voglia di rimboccarsi le maniche”

Liguria. “Quando nel 2018 mi dissero che erano crollati 200 metri di ponte Morandi, il mio primo pensiero fu proprio l’11 settembre. Subito dopo, però, prevalse la voglia di rimboccarsi le maniche e ricostruire. Genova dimostrò una capacità straordinaria di reagire: cittadini, imprese e istituzioni si misero immediatamente a disposizione. Se siamo così bravi nelle emergenze, dobbiamo essere altrettanto bravi e decisi anche nella quotidianità”. Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci intervenuto ieri sera al Festival della Comunicazione di Camogli. In un tendone gremito di pubblico, il presidente Bucci ha partecipato al dibattito dedicato all’11 settembre con il giornalista Federico Rampini e con moderatore Michele Cagiano.
“L’11 settembre ero a Rochester, nello Stato di New York, e lavoravo per Eastman Kodak – ha ricordato Bucci -. Dopo il secondo aereo capimmo immediatamente che si trattava di un attentato terroristico e che tutto sarebbe cambiato – prosegue il presidente – La cosa che mi colpì di più furono le facce dei miei colleghi americani: c’era chi piangeva anche senza avere parenti coinvolti. Quello che stavamo vedendo era un colpo al cuore dell’America. Mi colpì anche il sacrificio dei vigili del fuoco, dei poliziotti e di tutte le persone che hanno sacrificato la propria vita entrando nelle torri per salvare gli altri”.
“Quell’attacco non provocò soltanto quasi tremila vittime, ma cambiò il funzionamento del mondo. Cambiarono il modo di viaggiare, i sistemi sicurezza, la logistica, i trasferimenti di denaro e il modo di lavorare e comunicare. Alcune conseguenze furono immediate, altre le abbiamo comprese soltanto nel medio e lungo periodo. È impressionante pensare quanto una singola azione terroristica possa incidere sull’intero sistema mondiale”.
“A venticinque anni di distanza possiamo anche domandarci se tutte le misure introdotte allora siano ancora necessarie. Io continuo, per esempio, a chiedermi perché non si possa portare negli Stati Uniti un vasetto di pesto da 250 grammi”, ha concluso tra gli applausi del pubblico.




