Liguria

Brugneto, il fronte dei comuni piacentini e la battaglia dei numeri “che fa acqua” da tutte le parti

Genova. La battaglia estiva per l’oro blu del Brugneto si sposta dalle sponde dell’invaso alle stanze della politica, scatenando un vero e proprio braccio di ferro sull’asse Liguria-Emilia. Nelle ultime ore, il fronte dei comuni piacentini è passata all’attacco con un pressing incrociato per raddoppiare i rilasci d’acqua a favore del loro territorio. Il dibattito rischia però di impantanarsi in una “guerra dei numeri” che, alla prova dei fatti tecnici e scientifici, fa letteralmente “acqua da tutte le parti” e, soprattutto, perde di vista la complessità della tematica.

La mobilitazione è scattata in queste ore, quando i sindaci della Valtrebbia, insieme alla sindaca di Piacenza Katia Tarasconi (Pd) e al Presidente del Consorzio di Bonifica, hanno effettuato un sopralluogo direttamente sulla diga del grande invaso appenninico. Attraverso una nota congiunta e un video-social della stessa prima cittadina piacentina, gli amministratori emiliani hanno chiesto con forza di sbloccare il tanto contestato accordo “4+4”, che prevede quattro milioni di metri cubi di rilascio fisso estivo più altri quattro in caso di emergenza. Oggi sono 2,5, con la possibilità di raddoppio in caso di necessità.

Nel suo reel, Tarasconi ha attaccato spiegando di essere venuta a vedere con i propri occhi una situazione a suo dire evidente, in cui l’acqua è presente all’interno della diga mentre purtroppo il fiume Trebbia è completamente secco. Definendo ingiusta la sofferenza del proprio territorio, la sindaca si è poi spinta a quantificare il bilancio idrico, sostenendo che l’acqua attualmente stoccata nel Brugneto basterebbe da sola a coprire l’intero fabbisogno dei prossimi dodici mesi della città di Genova, pari, secondo la prima cittadina piacentina, a 20 milioni di metri cubi, rendendo i rilasci del tutto sicuri dal punto di vista idropotabile.

Narrazione che fa acqua

Per capire perché questa narrazione non regga, è necessario guardare la reale mappa dell’approvvigionamento idrico genovese tracciata dai documenti ufficiali del Piano d’Ambito del Servizio Idrico Integrato e dai registri storici di Iren. Il fabbisogno annuo della sola città di Genova si attesta storicamente intorno ai 75-80 milioni di metri cubi. Un conto facilmente verificabile: sono circa 230 i litri al giorni pro capite (dati Istat), che comprendono anche le dispersioni strutturali, che per i 566 mila abitanti del comune di Genova vuol dire 47milioni di metri cubi l’anno. Aggiungendo l’uso industriale e le utenze commerciali, ecco che gli 80 milioni arrivano facilmente.

Si tratta di una mole immensa che non dipende affatto da una sola diga, ma da un mix strutturato e diversificato di fonti. Gli invasi artificiali come il Brugneto, la Busalletta, Val Noci e i Laghi del Gorzente coprono circa il cinquanta per cento delle esigenze civili. Un altro trentadue per cento viene prelevato direttamente dalle acque superficiali e dalle prese dei torrenti, in primis lo Scrivia, che garantisce fino a 22 milioni di metri cubi all’anno, e il Bisagno a Prato, che ne fornisce fino a 14 milioni (Dati Iren). Il restante diciotto per cento è invece assicurato dalle sorgenti sotterranee e i vari pozzi in subalveo che intercettano le falde profonde.

Siccità Brugneto

L’errore macroscopico dei sindaci piacentini sta proprio nello scambiare il prelievo da un singolo invaso con l’intero fabbisogno cittadino. Affermare che a Genova bastino i circa venti milioni di metri cubi del Brugneto significa ignorare i restanti sessanta milioni necessari a dissetare la popolazione, le industrie, i cantieri e gli esercizi commerciali della sesta città italiana. Ma il vero errore di fondo è pretendere di gestire una risorsa naturale con la logica rigida di un’addizione aritmetica. Le fonti idriche non sono lineari come i consumi di un rubinetto domestico, ma dipendono strettamente dalle contingenze climatiche e dall’andamento delle stagioni. In inverno e in primavera l’acquedotto genovese viaggia a pieno regime sfruttando le acque fluenti dei torrenti, permettendo alle dighe di riempirsi. In estate, però, i torrenti si azzerano e i prelievi si spostano quasi totalmente sugli invasi. Su cui gravano anche i consumi del turismo. Ragionare in termini puramente matematici è impossibile proprio perché il clima non è una costante.

I dati reali e aggiornati forniti a Genova24 da Iren fotografano uno scenario odierno che impone la massima prudenza, con una riserva complessiva metropolitana che si attesta a 28 milioni metri cubi complessivi. Nel dettaglio, il Brugneto contiene attualmente 18.681.000 metri cubi, la Busalletta ne registra 3.495.600, i Laghi del Gorzente si attestano a 3.963.883 metri cubi complessivi e l’invaso di Val Noci si ferma a 1.906.000. Il rilascio ordinario estivo verso Piacenza, basato sui patti storici che prevedono 2,5 milioni di metri cubi complessivi, è regolarmente in corso. Oggi però il Brugneto è già ampiamente sotto le medie stagionali a causa di un deficit di piogge strutturate che si trascina da aprile. Al momento la situazione è sotto controllo, ma il margine di sicurezza si sta assottigliando rapidamente.

La bagarre politica

Il pressing emiliano ha trovato una sponda immediata a Roma nelle parole del ministro piacentino Tommaso Foti, esponente di Fratelli d’Italia, che ha gettato il caso nella mischia politica accusando Genova di ostacolare sistematicamente un’intesa già definita dalle Regioni. Questo affondo ha compattato il fronte genovese, a partire dal vicesindaco Alessandro Terrile, il quale ha ribadito la linea di Palazzo Tursi, confermando che non esiste alcun no ideologico all’accordo, ma un rifiuto categorico a introdurre automatismi e quote fisse a fondo perduto: “Nessun no ideologico, ma no agli automatismiaveva già commentato a Genova24 il vicesindaco – Non è vero che Genova è contraria a un accordo. Semplicemente, dobbiamo evitare meccanismi automatici sul calcolo delle quantità di rilascio. I volumi concessi devono sempre essere calibrati sul grado puntuale di riempimento dell’invaso nel momento della richiesta”.

A fare scudo a Tursi sono intervenuti anche i parlamentari liguri del Pd Valentina Ghio, Luca PastorinoAlberto Pandolfo, scontrandosi frontalmente con la linea della loro stessa compagna di partito Tarasconi. I rappresentanti dem hanno invitato il ministro Foti a scegliere i dati invece della propaganda, sottolineando che Genova non firmerà cambiali in bianco sull’acqua potabile dei suoi cittadini: “La posizione di Genova non è, come vuole far credere Foti, un ‘no ideologico’ – sostengono i parlamentari – Al contrario, non c’è alcuna chiusura pregiudiziale a rivedere la convenzione del 1987 ma ribadiamo un rifiuto netto agli automatismi e alle quote fisse scollegate dai dati reali. Ogni rilascio aggiuntivo deve essere motivato e commisurato al livello effettivo dell’invaso, non deciso con una firma politica. Comprendiamo e sosteniamo da sempre le ragioni dei sindaci della Val Trebbia ma la strada giusta è quella indicata da Genova fin dall’inizio: mettere sul tavolo tutti i dati di gestione dell’invaso, oggi nella disponibilità di Iren, e costruire su quei numeri, non sulle pressioni politiche di un esponente di FdI, una convenzione nuova, stabile, trasparente e equilibrata”.




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