bruciate bandiere USA e Israele, sfilano le foto del Governo a testa in giù
Il centro di Roma è in stato di massima allerta. Oltre le previsioni, migliaia di manifestanti hanno invaso Piazza di Porta San Giovanni, spingendo il Questore Roberto Massucci a concedere il prolungamento del percorso fino a Piazzale del Verano.
Un corteo imponente che ha paralizzato le strade del quadrante est della Capitale, costringendo la Sala Operativa della Questura a rimodulare in tempo reale i cordoni di sicurezza.
La colonna dei manifestanti, composta da studenti, collettivi pro-Palestina e sigle di associazioni internazionali, ha bloccato vie strategiche come Via Carlo Felice, Porta Maggiore e Via dello Scalo San Lorenzo, per poi proseguire lungo la Tangenziale Est fino all’intersezione con Via Tiburtina.
La città, già provata dalla stagione primaverile e dal traffico urbano, ha vissuto ore di paralisi totale.
Accanto ai numeri, però, emergono immagini e gesti destinati a far discutere. Nonostante gli appelli alla non violenza, alcuni manifestanti con il volto coperto da kefiah hanno dato fuoco a cartelloni raffiguranti le bandiere di Stati Uniti e Israele, con scritte provocatorie come “Genocidio” sulla seconda.

Ancora più simbolica e controversa la comparsa di una ghigliottina in legno, accanto alla quale erano esposti i volti capovolti della premier Giorgia Meloni, del ministro Carlo Nordio e del presidente del Senato Ignazio La Russa.
Al centro della protesta resta il tema del referendum: il “61%” del No è il leitmotiv della mobilitazione, che oggi sfocia in richieste dirette di dimissioni del Governo.
Il Viminale segue con attenzione ogni passo del corteo, temendo che la tensione simbolica possa trasformarsi in scontro fisico con le forze dell’ordine, soprattutto all’arrivo a San Lorenzo, ultimo punto del percorso.
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