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Bozza d’intesa Usa-Iran. L’uranio ultimo ostacolo

Stati Uniti e Iran hanno elaborato una bozza finale dell’accordo per mettere fine alla guerra, che dovrebbe essere annunciata nelle prossime ore. Fondamentale la mediazione del Pakistan, secondo i media statali di Teheran, con il potente capo dell’esercito di Islamabad Asim Munir, che ieri è volato a Teheran per colmare le lacune rimanenti e arrivare all’annuncio formale dell’accettazione di un memorandum d’intesa. «Stiamo trattando, risolveremo in un modo o nell’altro», ha detto Donald Trump, dopo che la Repubblica islamica ha fatto sapere di star preparando una risposta all’ultima proposta di Washington, che ha «ridotto in una certa misura le distanze» tra le due parti. Il presidente americano ha spiegato che i colloqui con l’Iran si trovavano nelle «fasi finali», avvertendo allo stesso tempo che la finestra per il dialogo potrebbe chiudersi rapidamente. «Siamo al limite – ha sottolineato – Se non otterremo le risposte giuste, tutto precipiterà molto velocemente. Siamo pronti a intervenire». Anche il capo del Pentagono Pete Hegseth ha mantenuto la linea dura assicurando che gli Usa sono «pronti all’azione» in attesa degli sviluppi negoziali. Mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha anticipato «che abbiamo fatto dei progressi, ma abbiamo a che fare con un sistema, quello iraniano, diviso. Vogliamo un buon accordo».

Ieri Reuters ha riferito che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe emesso un ordine che imponeva di lasciare l’uranio arricchito in Iran. Affermazioni smentite da Teheran. Per una fonte, citata da Al Jazeera, «la posizione dell’Iran rimane quella di procedere autonomamente alla diluizione del materiale». Anche la Casa Bianca ha smentito le indiscrezioni definendole «false», e sottolineando che nessuna decisione definitiva è stata presa. «Noi avremo l’uranio altamente arricchito. Non ne abbiamo bisogno, non lo vogliamo e probabilmente lo distruggeremo. Ma non consentiremo che lo abbia» Teheran, ha assicurato il tycoon.

C’è poi il nodo Hormuz. Per Rubio, un sistema di pagamento del pedaggio nello Stretto renderebbe impossibile un accordo. E per il capo delle operazioni navali, ammiraglio Daryl Caudle, la Marina militare Usa non ha le capacità per riaprire il passaggio, ha detto in un’audizione al Senato.

Secondo il board editoriale del Wall Street Journal, Trump è «al bivio»: le soluzioni a sua disposizione comportano tutte «rischi economici e militari. Ma firmare una lettera di intenti per continuare a negoziare altri 30 giorni, in pratica estendendo il cessate il fuoco, servirebbe solo ad aumentare i costi e consentire all’Iran di tenere Trump sulla corda fino alle elezioni». Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, invece, parlando al telefono con gli omologhi di Qatar e Arabia Saudita ha ribadito la «massima importanza» di mantenere aperto il canale negoziale tra Washington e Teheran fino a un’intesa equilibrato che tuteli gli interessi di tutte le parti. «Qualsiasi intesa – ha riferito – dovrebbe tenere conto delle preoccupazioni di sicurezza e stabilità dei Paesi del Golfo».

Chi invece non sarebbe soddisfatto degli ultimi sviluppi è Benjamin Netanyahu.

Per Axios il premier israeliano era «su tutte le furie» dopo la telefonata con Trump in cui l’alleato gli ha detto che i mediatori erano al lavoro su una «lettera di intenti» per chiudere la guerra. Bibi, ha fatto sapere il sito, «è molto scettico rispetto ai negoziati e vuole riprendere il conflitto per degradare ulteriormente le capacità militari dell’Iran e indebolire il regime».


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