Botte alla moglie: condanna di 9 anni ad un operaio – Cronaca
BOLZANO. È stato condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione con l’accusa di tentato omicidio. Parliamo di un 49enne calabrese, ma residente dal 2018 in Alto Adige dove lavorava alla costruzione della Galleria del Brennero. L’imputato è stato ritenuto responsabile delle gravissime violenze fisiche e psicologiche che, il 28 marzo dello scorso anno, hanno spinto la moglie a gettarsi dal balcone del primo piano della loro casa a Botricello, in provincia di Catanzaro, nel disperato tentativo di salvarsi la vita.
Il giudice ha parzialmente accolto la richiesta del pubblico ministero Sara Cacciaguerra, che in aula aveva sollecitato una pena di 11 anni. Quel giorno il 49enne, che per motivi di lavoro si trovava in provincia di Bolzano, era rientrato in Calabria accecato dal sospetto di un presunto tradimento. Da tempo aveva trasformato la quotidianità della moglie in un incubo, installando telecamere nascoste tra le mura domestiche e monitorando i suoi spostamenti attraverso un’applicazione di tracciamento sul cellulare. Al culmine di un furioso alterco, l’uomo ha aggredito la moglie colpendola brutalmente con pugni al volto e alla testa. Convinto che la donna nascondesse la prova dell’infedeltà – una seconda scheda Sim – nelle parti intime, l’avrebbe palpeggiata per poi minacciarla di morte con un coltello da cucina.
Braccata e terrorizzata all’interno dell’appartamento, la vittima ha visto nel balcone l’unica via di fuga: il salto nel vuoto dal primo piano le ha causato gravi traumi e diverse fratture alla colonna vertebrale.I passanti e i residenti della zona hanno trovato la donna riversa sull’asfalto, cosciente ma gravemente ferita e coperta di sangue.
Sul posto sono intervenuti d’urgenza i Carabinieri della Compagnia di Catanzaro, i sanitari del 118 e l’elisoccorso, che ha trasportato la vittima al pronto soccorso dell’ospedale “Pugliese-Ciaccio”, dove è rimasta ricoverata per giorni in prognosi riservata.Durante l’interrogatorio di garanzia, l’imputato ha cercato di ridimensionare le accuse fornendo una ricostruzione giudicata non credibile dagli inquirenti.
Pur ammettendo l’ossessione e i sistemi di spionaggio, ha sostenuto di aver preso a calci solo l’arredamento e di aver colpito la moglie “alla cieca” con due schiaffi dopo essere stato trattenuto da lei. Ha inoltre negato l’uso del coltello, asserendo di aver provato a trattenerla per i capelli mentre scivolava nel vuoto. Dopo il fatto, l’uomo era fuggito a piedi manifestando intenti suicidi, prima di essere rintracciato dalle forze dell’ordine in un androne.
A incastrare definitivamente il 49enne è stata la testimonianza della madre. La donna ha riferito che il figlio, tormentato dai sospetti già prima di partire da Bolzano, una volta arrivato a Botricello aveva costretto lei e la nuora a restare sedute attorno a un tavolo per oltre un’ora, impedendo loro di muoversi e tempestandole di domande sul presunto amante. Preoccupata per l’escalation di violenza, la madre si era allontanata per chiedere l’intervento del 112, ma pochi istanti dopo la nuora si era già lanciata dal balcone.




