Boschi in cenere, case al buio e paura: viaggio nell’incendio che sta divorando l’Alto Reno

Non rimane altro che una distesa di cenere e arbusti anneriti nei punti in cui l’incendio ha consumato più violentemente il fianco della montagna. Dalla sera di Pasqua il comune di Alto Reno Terme è martoriato da un vasto rogo e, dopo una ciclopica operazione divisa tra una ventina di mezzi a terra e tre canadair e un elicottero che catapultano acqua dall’alto, per i vigili del fuoco martedì doveva essere il giorno dell’ultima bonifica prima di dichiarare le fiamme finalmente estinte.
Ma nel pomeriggio il forte vento che si è alzato ha riacceso alcuni focolai sparsi nei boschi tra Biagioni e Pracchia sul confine tosco-emiliano, costringendo i pompieri ad alzarsi ancora in volo e a interrompere di nuovo le forniture di energia elettrica nelle case circostanti.
La piccola Proloco che lavora senza sosta: “C’è tanto dolore”
“Fa male al cuore vedere la nostra montagna ferita in questo modo”, dice Antonio Gaggioli, presidente della Proloco di Biagioni. Dall’inizio dell’emergenza, la sede tenuta in vita da tre volontari consegna cibo e acqua senza sosta ai volontari dei vigili del fuoco e della Protezione Civile, facendo la spola tra il piccolo centro abitato e i presìdi anticendio: “Nel nostro piccolo ci facciamo trovare pronti a dare un po’ di supporto morale, la situazione è complicata per tutti”, prosegue Biagioni mentre si addentra nel sottobosco ridotto a uno scheletro di carbone: “I residenti più anziani, quelli che abitano qui da una vita, vivono da due giorni nel dolore e nella paura del fuoco”, aggiunge.
L’impegno e la solidarietà di tutti gli attori coinvolti sono arrivati anche al sindaco della Città Metropolitana, Matteo Lepore, che ha espresso “il ringraziamento ai vigili del fuoco” e “vicinanza alla popolazione che in queste ore ha vissuto disagi”.
Dentro i ‘punti caldi’ dell’incendio: elicotteri e canadair in volo
Dalla polizia locale ai carabinieri, ogni corpo di soccorso è impegnato nelle sue funzioni per gestire l’emergenza. Il rogo si è diffuso nelle zone più impervie del versante e nel cielo vibrano senza sosta i motori dei canadair e dell’elicottero. Prendono l’acqua dall’invaso regione del Bilancino, sono l’unico mezzo che permette di raggiungere le fiamme e possono volare soltanto se l’alta tensione elettrica è disattivata, per evitare qualsiasi rischio. Dopo una notte in cui il Comando provinciale bolognese dei vigili del fuoco ha utilizzato i droni per ‘mappare’ gli incendi rimasti sopiti, nel primo pomeriggio di martedì sono decollati di nuovo con il divampare di nuove fiamme.
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Il sindaco: “Situazione imprevedibile ma sotto controllo”
Martedì gli abitanti sono tornati senza l’elettricità che già era stata interrotta a singhiozzo nelle giornate precedenti. “In questo momento è impossibile prevedere quando verrà riattivata, perché è impossibile prevedere l’evoluzione dei nuovi focolai con questo vento. Finché i mezzi voleranno, dovremo tenere disattivata la corrente”, spiega il sindaco del comune di Alto Reno Terme, Giuseppe Nanni. “La situazione è comunque sotto controllo – precisa -. Non sono stati coinvolti centri abitati, perché quando le fiamme si avvicinano i pompieri riescono a sedarle immediatamente”. Non c’è stata l’esigenza di evacuare alcuna abitazione e, secondo una prima stima, sono una cinquantina gli ettari di terreno andati in fumo.
Un incendio ogni settimana. Perchè Bologna brucia
Perché le fiamme non si spegnono: “Rogo causato dall’uomo”
Le cause del rogo sono in fase di accertamento, ma per Alessandro Baldi, funzionario di guardia dei vigili del fuoco in servizio ad Alto Reno Terme, sono riconducibili “all’azione umana”. Se volontaria o colposa è troppo presto per stabilirlo. Baldi spiega il perché questo incendio si sta dimostrando così ostico: “È un rogo del sottobosco, cioè brucia rami secchi, sterpaglie e arbusti, ed è scoppiato in una zona impervia e difficilmente raggiungibile”.
Le fiamme, prosegue il funzionario, “sono facili da domare, tant’è che quando raggiungono zone praticabili, i pompieri le spengono immediatamente”. Ma il fatto che le braci vengano covate nella ‘pancia’ della montagna e siano pronte a riaccendersi a ogni folata di vento rende l’intervento lungo e complesso: “Così le fiamme diventano difficilmente controllabili, e la bonifica da sola può non bastare”, conclude Baldi.
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