Blitz Usa a Hormuz, Teheran colpisce le basi. Ma a luglio via a un nuovo round di negoziati
Torna a salire la tensione nello Stretto di Hormuz, e a quattro mesi dall’inizio della guerra, la cruciale via marittima rimane il punto dove si gioca il confronto tra Usa e Iran. Donald Trump ha accusato Teheran di una “sciocca violazione del cessate il fuoco” con il lancio di droni contro una nave commerciale, e il ministero degli Esteri iraniano ha condannato gli attacchi Usa contro alcune aree della costa meridionale del Paese, affermando che tali azioni violano la Carta delle Nazioni Unite e il recente memorandum d’intesa. Secondo la dichiarazione, gli attacchi hanno preso di mira strutture di sorveglianza costiera. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato gli attacchi americani contro depositi di missili e droni iraniani e postazioni radar costiere, spiegando che sono stati una risposta “all’aggressione ingiustificata contro il trasporto marittimo commerciale da parte delle forze iraniane”. E ha descritto l’operazione come “una risposta decisa all’attacco di ieri contro una nave mercantile che stava transitando nello Stretto”. Il vicepresidente JD Vance ha lanciato un avvertimento diretto su X, scrivendo che “alla violenza si risponderà con la violenza”, se la Repubblica islamica dovesse compiere ulteriori attacchi. “L’Iran ha firmato un accordo di cessate il fuoco. Noi lo abbiamo rispettato. Se hanno obiezioni sulle modalità di attuazione del memorandum d’intesa, possono prendere il telefono e chiamare”, ha aggiunto.
Ebrahim Azizi, presidente della commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale, ha spiegato invece che il blitz di giovedì rientrava nella “gestione del cessate il fuoco” piuttosto che rappresentarne una violazione. E le Guardie Rivoluzionarie hanno precisato che “se l’aggressione si ripeterà, la nostra risposta sarà più ampia”, dichiarando di aver colpito siti statunitensi nella regione del Golfo come rappresaglia. Il Bahrein ha riferito di essere stato preso di mira da diversi droni iraniani nelle prime ore di sabato e ha accusato l’Iran di “sabotare gli sforzi di pace”. Sempre ieri, l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha segnalato che un “proiettile non identificato” ha danneggiato una petroliera nello Stretto. H.A. Hellyer, del think tank londinese Royal United Services Institute, ha definito “probabile che l’Iran prosegua con attività coercitive calibrate e a bassa intensità all’interno e nei pressi dello Stretto di Hormuz per esercitare una pressione costante sul traffico marittimo internazionale senza scatenare un conflitto più vasto”.
Intanto, l’emittente Al Arabiya ha fatto sapere che “nel mese di luglio è in programma un nuovo round di negoziati a Doha che si concentreranno principalmente sulla questione dei fondi iraniani congelati all’estero”. Mentre in un secondo momento il Pakistan ospiterà colloqui sul nucleare. Parlando dell’accordo Usa-Iran, funzionari dell’amministrazione Trump hanno ricordato che è “basato sulle prestazioni” e che la maggior parte degli incentivi economici richiede a Teheran di rispettare i termini, tra cui l’apertura di Hormuz e la possibilità di effettuare ispezioni nucleari.
“Affinché l’Iran possa trarre beneficio a lungo termine, deve raggiungere un’intesa definitiva con gli Stati Uniti – hanno spiegato al Washington Post – Possiamo semplicemente revocare le deroghe (alle sanzioni) e ripristinare la pressione se l’Iran non rispetta i suoi impegni. La deroga non diminuisce la nostra leva negoziale, anzi la rafforza”.
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