Bill Gates: “IA cambierà tutto, ma il mondo non è pronto. Nessun piano per gestire la transizione, rischiamo di lasciare indietro milioni di persone”

Bill Gates lo ammette con franchezza: nella sua vita ha avuto solo due lavori. Il primo, alla Microsoft, gli ha permesso di sviluppare software per mettere potere nelle mani delle persone. Il secondo, iniziato nel 2008, lo vede impegnato a restituire la ricchezza accumulata per rendere il mondo più sano, più istruito e più equo. Sono queste due esperienze, scrive Gates in un lungo saggio pubblicato sul suo blog personale, a plasmare il suo sguardo sull’intelligenza artificiale.
L’imprenditore racconta di essere rimasto affascinato dai computer fin da ragazzo, quando sognava di renderli più intelligenti. Oggi, dopo decenni di attesa, la tecnologia ha compiuto passi da gigante.
Ma il fondatore di Microsoft non nasconde la propria inquietudine: l’IA, per la prima volta, può sostituire e persino superare la cognizione umana, e il mondo non sta preparandosi adeguatamente a questo salto.
Gates definisce il passaggio all’era dell’IA “uno dei periodi più turbolenti della storia umana”. L’imprenditore osserva che molti commentatori sottovalutano l’impatto della tecnologia perché i modelli commettono ancora errori.
Gates ricorda che fino a poco tempo fa l’IA non riusciva a risolvere un semplice Sudoku o a contare le “r” nella parola strawberry. Ma il problema dell’affidabilità, spiega, viene risolto rapidamente: i ricercatori stanno creando modelli in grado di controllare il proprio lavoro e migliorarsi da soli.
Presto, secondo l’imprenditore, queste macchine saranno sostanzialmente migliori degli umani in molti compiti. Gates aggiunge che le analogie con le innovazioni passate sono fuorvianti.
Il personal computer ha impiegato vent’anni per cambiare il modo di lavorare, perché il software doveva essere sviluppato, i prezzi dovevano scendere e le persone dovevano imparare a usarlo. L’IA, invece, corre sui dispositivi che già possediamo e parla la nostra lingua. Non siamo noi a doverci adattare a lei, ma lei a noi.
L’allarme sui posti di lavoro e il rischio di una società a due velocità
Gates individua tre grandi rischi. Il primo è la scomparsa di molti posti di lavoro. L’imprenditore spiega che l’IA colpirà in modo trasversale: legge, servizio clienti, medicina, software, manifattura. Non si tratterà di un’transizione lunga generazioni, ma di un decennio.
I lavori più esposti sono quelli di livello iniziale e intermedio, mentre i nuovi impieghi richiederanno competenze che richiedono anni per essere apprese. Gates cita dati secondo cui, dopo l’adozione diffusa dell’IA generativa, l’occupazione tra i giovani lavoratori in ruoli vulnerabili è già diminuita, mentre i colleghi più anziani hanno retto meglio. L’imprenditore prevede che i robot “intelligenti” inizieranno a competere con le persone in alcuni compiti fisici entro la fine del decennio.
Gates avverte che le aziende adotteranno queste tecnologie per ragioni economiche, creando un circolo vizioso: chi non lo fa verrà spiazzato da chi lo fa, e i vantaggi finiranno per concentrarsi nelle mani di pochi. L’imprenditore esprime una preoccupazione particolare per i giovani, che entreranno in un mercato del lavoro con meno opportunità di ingresso.
Gates cita gli effetti già documentati delle chiusure di fabbriche negli Stati Uniti, collegate all’aumento dei decessi per overdose da oppioidi. L’imprenditore immagina pressioni simili, stavolta su scala nazionale e trasversale a colletti bianchi e blu.
Il secondo rischio riguarda la possibilità che l’IA venga usata per fare del male. Gates osserva che informazioni su come costruire bombe o virus informatici esistevano già prima dell’IA. Ora, però, la tecnologia renderà molto più facile non solo ottenere queste informazioni, ma anche agire di conseguenza.
Anche criminali con competenze minime potranno colpire individui, aziende e governi. L’imprenditore cita i cyberattacchi come esempio concreto: gli esperti di sicurezza che conosce sono spaventati per i prossimi anni, perché gli attaccanti stanno ricevendo capacità più potenti di quante i difensori riescano a riparare le vulnerabilità.
Gates segnala che lo stesso modello in grado di trovare un difetto in un software per correggerlo può anche aiutare un criminale a sfruttarlo. L’imprenditore elenca le infrastrutture a rischio: ospedali, istituzioni finanziarie, sistemi idrici, reti elettriche.
Quando questi sistemi vengono attaccati, sono i pazienti, i clienti e i beneficiari a pagare il prezzo. Gates avverte che lo stesso vale per il bioterrorismo: l’IA accelererà la scoperta di farmaci e vaccini, ma renderà anche più semplice progettare nuove malattie. Le capacità positive, sottolinea, sono difficili da separare da quelle pericolose.
La sfida educativa, le proposte per il futuro e l’appello ai leader mondiali
Il terzo rischio riguarda le nuove generazioni e le relazioni umane. Gates racconta la propria esperienza personale: da ragazzo a Seattle aveva pochi amici, e fu grazie all’aiuto della madre che riuscì a sviluppare le abilità sociali. Oggi, a settant’anni, l’imprenditore ancora attinge a quelle lezioni. Ma se avesse avuto un compagno IA, dubita che avrebbe fatto lo stesso sforzo.
Un assistente digitale, spiega Gates, parla il nostro linguaggio, non ci mette mai a disagio, è sempre disponibile e non si arrabbia mai. Proprio per questo rischia di diventare altamente dipendenza e di rubarci le lezioni che impariamo solo confrontandoci con gli altri.
L’imprenditore cita uno studio della Stanford University e della Carnegie Mellon University su oltre 1.100 persone che usano compagni IA: chi ha reti sociali più ristrette è il più propenso a cercare conforto in un chatbot, e più quel rapporto diventa intimo, peggio ci si sente.
Gates richiama il libro The Anxious Generation di Jonathan Haidt, secondo cui i bambini esposti a piccoli rischi diventano adulti capaci di affrontare difficoltà maggiori, mentre quelli cresciuti in una “serra protetta” rischiano di arrivare all’età adulta in uno stato di ansia paralizzante. Per l’imprenditore, un compagno IA che non ci contraddice mai è esattamente una serra protetta.
Gates segnala che un sondaggio preliminare ha associato un uso intenso dell’IA a un calo del pensiero critico, un effetto più marcato tra i giovani. In un’epoca di deepfake e disinformazione su misura, la capacità di distinguere il vero dal falso diventa un’abilità essenziale.
Gates propone tre interventi. Il primo è la creazione di un nuovo sistema di gestione nazionale e internazionale. L’imprenditore ricorda che dopo l’11 settembre il governo americano ha subito la più grande riorganizzazione dalla Seconda guerra mondiale per migliorare la sicurezza nazionale. L’IA, sostiene Gates, richiederà molto di più.
Le istituzioni attuali, avverte l’imprenditore, non sono progettate per una tecnologia che tocca così tanti aspetti della vita. Un ministero del Lavoro può capire la disruption occupazionale ma non i rischi per la sicurezza; un’autorità di regolamentazione può occuparsi della concentrazione dei mercati ma non degli effetti sui minori.
Le conseguenze dell’IA, invece, attraverseranno tutto il sistema. Gates propone quindi un’organizzazione internazionale che affianchi i singoli paesi, sul modello dei regimi per le armi nucleari o dell’aviazione civile. L’imprenditore sottolinea che la cooperazione tra Stati Uniti e Cina sarà indispensabile.
Il secondo intervento è l’istituzione di un dominio “Human Reserved”, ovvero di attività riservate esclusivamente agli esseri umani. Gates racconta la storia del padre, malato di Alzheimer e assistito fino alla morte da operatori che sapevano leggere i suoi bisogni anche quando lui non riusciva a esprimerli. “Nessun robot avrebbe potuto o dovuto farlo”, scrive. L’imprenditore propone di riservare alcuni lavori per ragioni economiche o etiche, come la comunicazione di una diagnosi terminale, riconoscendo che i confini varieranno da paese a paese.
Il terzo intervento è la riproporzione della tassazione tra lavoro e capitale. Gates propone di tassare i token IA e i robot. L’imprenditore osserva che oggi il sistema fiscale incoraggia la sostituzione delle persone con le macchine: chi assume un lavoratore paga contributi, chi compra un robot può scaricarlo subito come spesa.
Una tassa, spiega Gates, rallenterebbe la corsa all’automazione e fornirebbe risorse per la riqualificazione e un sistema di protezione sociale più forte. L’imprenditore riconosce le critiche di inefficienza economica, ma difende la misura come “parte di una risposta saggia”.
Gates conclude annunciando che userà la propria voce e il proprio tempo per portare l’equità dell’IA nell’agenda pubblica. L’imprenditore rivolge un appello ai leader: agire ora, prima che la disoccupazione salga, le comunità soffrano e la fiducia pubblica venga erosa. “Questa tecnologia senza precedenti”, scrive, “richiede una risposta globale senza precedenti”.
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