Società

Bernini: “Insegnare ai ragazzi a usare l’AI”. Su riforma accesso a Medicina il Ministero ascolta gli studenti

L’intelligenza artificiale non è buona o cattiva in sé, ma dipende dall’uso che ne fa l’uomo. Lo ha detto la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, intervenendo a Morning News su Canale 5.

“L’intelligenza artificiale non è buona o cattiva in sé stessa, dipende da come la si usa”, ha affermato Bernini, commentando il decreto varato dal Governo per regolamentare l’AI. Secondo la ministra, quando viene utilizzata per la ricerca, per scoprire nuovi farmaci o per sviluppare cure personalizzate, l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento positivo. Diverso, invece, è il caso di un uso distorto, come il furto di identità o le truffe: in quei casi, ha spiegato, le regole servono a fermare gli algoritmi.

Bernini ha poi insistito sulla necessità di formare i giovani a un uso consapevole delle nuove tecnologie: “Dobbiamo insegnare ai ragazzi a usare l’intelligenza artificiale”. L’AI, ha sottolineato, non è un soggetto autonomo, ma uno strumento che richiede sempre una guida umana, sia nella fase di programmazione sia in quella di interpretazione dei risultati.

Nel corso dell’intervista, la ministra è tornata anche sulla riforma dell’accesso a Medicina, con l’introduzione del semestre aperto e il superamento dei test di ingresso. I risultati del primo anno, ha detto, “sono buoni”, ma ancora più importanti sono i suggerimenti arrivati dagli studenti nel tavolo di confronto avviato con il Ministero.

Gli studenti hanno chiesto più tempo per la formazione, più tempo per sostenere gli esami e programmi più aderenti alle loro esigenze. Indicazioni che, secondo Bernini, potranno contribuire a migliorare ulteriormente il nuovo modello.

La ministra ha infine richiamato il ruolo dell’università come spazio di inclusione e diplomazia, ricordando la presenza in Italia di 14mila studenti iraniani, di cui 10mila con borsa di studio gratuita, e l’arrivo di circa 250 studenti palestinesi attraverso un corridoio universitario umanitario aperto in Giordania.

“L’università è un nuovo, grande strumento di diplomazia”, ha concluso Bernini.


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