"Benvenuto presidente". Trump-Xi, dialogo aperto
La guerra in Iran, le questioni commerciali e Taiwan incombono sull’atteso vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, volto ad allentare le tensioni tra le due superpotenze. Il tycoon ha posticipato l’incontro da marzo proprio a causa dell’operazione militare in Medioriente, e ieri è arrivato all’aeroporto di Pechino dando il via alla prima visita in Cina di un presidente americano (la sua, nel 2017) da quasi un decennio. Prima del summit con il collega del Dragone, Trump anticipa che chiederà a “Xi, un leader di straordinaria levatura, di aprire la Cina” alle imprese statunitensi, “affinché queste persone brillanti possano compiere le loro magie e contribuire a portare la Repubblica Popolare ad un livello ancora più alto”. A simboleggiare la speranza di The Donald di siglare importanti accordi commerciali è la presenza, subito dietro di lui sulla scaletta dell’Air Force One, del capo di Tesla Elon Musk e del numero uno di Nvidia, Jensen Huang. Attualmente le normative Usa sulla sicurezza nazionale vietano alla Cina l’acquisto dei chip all’avanguardia per l’intelligenza artificiale prodotti da Nvidia, ad esempio.
Prima dell’accoglienza in pompa magna di Trump da parte delle autorità di Pechino, il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun spiega che “la Cina dà il benvenuto al presidente, ed è pronta a collaborare con gli Stati Uniti con l’obiettivo di ampliare la cooperazione e gestire le divergenze”. Trump e Xi devono discutere dell’estensione della tregua sui dazi della durata di un anno concordata durante il loro ultimo incontro in Corea del Sud a ottobre, sebbene il raggiungimento di un accordo sia tutt’altro che certo. Prima del vertice il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha visto il vice premier cinese, He Lifeng, in Corea del Sud e hanno avuto “uno scambio franco, approfondito e costruttivo sulla risoluzione delle questioni economiche e commerciali di reciproco interesse e sull’ulteriore espansione della cooperazione pratica”. “La sicurezza economica è sicurezza nazionale”, afferma Bessent. Mentre il segretario di Stato Marco Rubio e il suo omologo di Pechino Wang Yi hanno concordato, nel corso di una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, di non permettere ad alcun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo stretto di Hormuz, secondo quanto riferisce ora un portavoce di Foggy Bottom.
Il commercio è solo uno dei nodi sul tavolo: al centro dell’attenzione ci sono pure l’intelligenza artificiale, la guerra in Iran e poi Taiwan, che per Pechino “è una questione puramente interna della Cina e non ammette alcuna interferenza esterna”. “Ci opponiamo fermamente a qualsiasi forma di legame militare tra gli Usa e la regione cinese, ed esortiamo la parte americana a rispettare il principio dell’unica Cina, a gestire con prudenza le questioni relative a Taipei, a interrompere la vendita di armi all’isola e ad astenersi dall’inviare segnali sbagliati alle forze separatiste che sostengono l’indipendenza di Taiwan”, spiega Zhang Han, portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan del Consiglio di Stato. Il summit tra i due leader è in programma alle 10 di stamattina locali nella sfarzosa Grande Sala del Popolo di Pechino, poi il presidente Usa visiterà lo storico Tempio del Cielo, e in serata ci sarà una cena di stato. Domani è previsto invece un momento per il tè seguito da un pranzo di lavoro, prima del rientro del tycoon a Washington.
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