Abruzzo

“Bene la centralità di Atessa, ma sul futuro produttivo ancora nubi”


Si è tenuto oggi, 15 giugno, l’incontro a Roma i vertici europei di Stellantis. “Il piano illustrato da Stellantis rappresenta certamente un passo in avanti, ma restano ancora aperte questioni fondamentali”, è stato il commento dei sindacati. Per quanto riguarda Atessa, sono confermati gli investimenti destinati alla produzione dei veicoli commerciali elettrici (e-van). Sul comparto dei veicoli commerciali leggeri (Lcv), Stellantis mantiene tuttavia una posizione di forte attesa rispetto a una modifica della normativa che, nelle condizioni attuali, penalizza le produzioni.

“La riconferma della centralità dello stabilimento di Atessa nei piani Stellantis e il nuovo modello che andrà in produzione dal 2029, diventa una certezza – commenta Nicola Manzi, coordinatore Uilm Abruzzo – Nel 2025 il 43,71% della produzione di Stellantis in Italia è stata fatta ad Atessa e, con la crisi del mercato europeo dell’auto, Sevel è fondamentale”.

“Una scelta importante che riconosce il valore strategico dello stabilimento abruzzese e delle professionalità che in questi anni hanno contribuito a renderlo uno dei principali poli europei del settore – dichiara il segretario generale Fim-Cisl Abruzzo Molise, Amedeo Nanni – Questo elemento positivo, tuttavia, non può nascondere le preoccupazioni che continuano a gravare sul futuro produttivo del sito. Sul comparto dei veicoli commerciali leggeri l’azienda mantiene una posizione attendista, in attesa di un quadro normativo più favorevole. Una condizione che rischia di scaricare sui lavoratori e sui territori il prezzo delle incertezze del mercato e delle scelte industriali.
Atessa non può permettersi una riduzione dei volumi produttivi né un progressivo indebolimento della propria centralità industriale. Per questo chiediamo a Stellantis, al Governo e all’Unione Europea di assumersi precise responsabilità per sostenere il settore dei veicoli commerciali e garantire prospettive produttive e occupazionali stabili. La transizione ecologica non può tradursi in una perdita di lavoro e competitività per il nostro Paese”.

Per i sindacati rimane preoccupante la situazione di Termoli, che oggi rappresenta una delle vertenze industriali più delicate del Mezzogiorno. “Negli ultimi anni – spiega Nanni – sono state assunte decisioni strategiche che hanno portato al progressivo superamento di produzioni storiche come il motore Fire e al ridimensionamento delle attività legate ai cambi, sulla base della prospettiva di una Gigafactory che avrebbe dovuto rappresentare il nuovo motore di sviluppo del territorio. Oggi, però, ci troviamo di fronte a una realtà diversa: le produzioni sono state ridotte, mentre il progetto della Gigafactory è subordinato a fattori esterni, dalla crescita della domanda europea di veicoli elettrici alla diminuzione dei costi energetici. È inaccettabile che uno stabilimento strategico come Termoli venga lasciato in una sorta di limbo industriale, senza certezze, senza investimenti definiti e senza una chiara prospettiva produttiva”.

“La politica nazionale ed europea non può restare spettatrice – dichiara ancora il segretario Fim Cisl – Se si è scelto di accompagnare la transizione dell’automotive verso l’elettrico, allora occorre garantire strumenti, investimenti e condizioni che impediscano la desertificazione industriale dei territori. Non si possono chiudere produzioni consolidate senza avere prima costruito alternative credibili e sostenibili. Per questo chiediamo con forza a Stellantis di assegnare nuove produzioni a Termoli e al Governo di aprire un confronto straordinario sul futuro del sito. Servono scelte immediate per saturare gli impianti, valorizzare le competenze dei lavoratori e restituire una prospettiva concreta a un territorio che ha dato un contributo fondamentale alla storia dell’automotive italiano. Il futuro di Atessa e Termoli – conclude – non può essere affidato alle sole dinamiche del mercato o all’attesa di condizioni più favorevoli. Occorre una politica industriale vera, capace di governare la transizione, difendere il lavoro e garantire sviluppo. Su questo terreno misureremo le responsabilità dell’azienda, del Governo e dell’Europa”.


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