Puglia

Bari, il campo profughi che accolse gli ebrei ora è terra di spaccio

Una chiesetta semplice, in tufo chiaro, risalente al 1960 e mai consacrata, ora abbandonata, immersa tra le sterpaglie e l’incolta vegetazione. È la chiesa di San Vito a Torre Tresca, che guarda dirimpetto lo stadio San Nicola. In quel nulla che oggi la circonda tra il 1941 e il 1943 vi era il “Campo 075” per prigionieri di guerra, una baraccopoli che ospitava 4mila tra ufficiali e sottufficiali di diverse nazionalità. Dal 1944 Torre Tresca fu tramutata in un centro di accoglienza e smistamento di profughi iugoslavi, albanesi, greci e, in particolare, di ebrei di diversa nazionalità provenienti dall’area balcanica. Migliaia di persone fuggite dallo sterminio nazista che trovarono un tetto e una speranza a Bari, seppur finendo per convivere in una situazione di promiscuità, dovuta alle pessime condizioni igienico-sanitarie.

Quella zona si fece carico poi dal 1950 fino al 1968, anno di demolizione, del dolore di centinaia di baresi, tra cui moltissimi barivecchiani, che avevano perso la casa a causa dell’esplosione della nave Henderson nel porto di Bari avvenuta il 9 aprile 1945. Famiglie che negli anni ’70 furono trasferite principalmente nelle case popolari costruite al quartiere San Paolo. L’ex campo di transito di Torre Tresca racconta un pezzo drammatico di storia del ‘900, che va ricordato per sensibilizzare le nuove generazioni. Ormai un non luogo, come spiega lo storico Vito Antonio Leuzzi, presidente dell’Istituto Pugliese Storia Antifascismo e Italia Contemporanea, che svela però un presente e un futuro macabro. Perché quella stradina che costeggia l’ex campo profughi è attualmente terra di nessuno: teatro di prostituzione, spaccio e abbandono illecito di rifiuti di qualsiasi genere. Una storia che si trasforma, mostrando come cambiano i disagi  attraverso le epoche, sfociando nell’illegalità.




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