Bangladesh, il partito nazionalista vince le prime elezioni libere dopo 15 anni
Dal nostro inviato
DHAKA – Quando in Bangladesh era ormai notte, il leader di Jamaat-e-Islami Shafiqur Rahman ha annunciato che il suo partito farà un’opposizione costruttiva. Le parole del leader islamista («faremo una politica positiva») sono state il primo riconoscimento ufficiale che la tendenza emersa dopo alcune ore di scrutinio non pare destinata a invertirsi e che le prime elezioni libere da più di 15 anni sono state vinte dal Bangladesh Nationalist Party (Bnp). Il fatto che la leadership di Jamaat-e-Islami sia disposta ad accettare la sconfitta elettorale è considerato un fattore indispensabile per garantire stabilità in un Paese in cui le piazze sono storicamente un elemento di pressione difficile da ignorare. Una vittoria non risicata, come quella che sembra delinearsi, era considerata dagli analisti un altro dei requisiti per scongiurare il rischio di incidenti. Un pericolo che durante il pomeriggio era sembrato reale, dopo che gli attivisti di Jamaat avevano iniziato a denunciare brogli.
Poco dopo l’1 di notte locale, il Bnp di Tarique Rahman, il figlio dell’ex premier Khaleda Zia da cui ha ereditato la guida del partito, era in testa in 134 circoscrizioni, non lontano dai 151 deputati che garantiscono la maggioranza in Parlamento e in netto vantaggio rispetto alle 58 di Jamaat. Il sistema monocamerale del Bangladesh elegge 350 legislatori: 300 con sistema uninominale e 50 donne con un meccanismo proporzionale che tiene conto dei seggi conquistati da ciascun partito.
A tarda notte non c’era ancora un dato definitivo dell’affluenza, che alle 14 locali aveva superato il 47% dopo un inizio piuttosto lento. Secondo i media locali a fine giornata avrebbe votato circa il 60% degli aventi diritto, in forte aumento rispetto al misero 42% delle elezioni-farsa del 2024. Il voto si è svolto senza incidenti di rilievo, anche grazie a un dispiegamento di forze di sicurezza senza precedenti, con decine di soldati e paramilitari schierati davanti all’ingresso di ogni seggio.
«Spero che le priorità del prossimo governo siano lotta alla corruzione, giustizia, stabilità e maggiori opportunità di lavoro per i giovani», spiega Habibur Rahman Jeshan, un giovane di 25 anni che, dopo aver partecipato alle manifestazioni del luglio del 2024 che hanno fatto crollare il regime di Sheikh Hasina, ieri votava per la prima volta. «Non credo che il sentiero giusto sia quello dell’islamizzazione della società. Jamaat-e-Islami vorrebbe incoraggiare le donne a non lavorare. Non sono d’accordo. La loro sicurezza va garantita in un altro modo».
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