Lazio

bancario intuisce il raggiro e fa arrestare due truffatori

Un assedio psicologico durato un’intera notte, dodici ore consecutive al telefono per impedire qualsiasi contatto con il mondo esterno e far leva sulla paura di un’inesistente indagine giudiziaria.

È l’incubo vissuto da un pensionato di 82 anni residente nel quartiere di Tor Tre Teste, rimasto vittima di una spietata e sofisticata messinscena orchestrata da due truffatori professionisti.

Un piano criminale quasi perfetto, saltato all’ultimo secondo utile grazie al colpo d’occhio di un cassiere di banca, al coraggio della vittima e a un blitz fulmineo della Polizia di Stato.

L’inganno scatta in serata con lo squillo del telefono fisso. Dall’altra parte del filo si presenta un uomo dal tono fermo e autorevole, che si qualifica come un appartenente alle forze dell’ordine.

Il finto poliziotto racconta all’anziano una complessa e allarmante vicenda legale, spiegando che i suoi risparmi devono essere urgentemente prelevati e consegnati per essere sottoposti a una serie di verifiche nell’ambito di un’inchiesta riservata.

Prelievi nella notte e il sospetto allo sportello bancario

Da quel momento per l’ottantaduenne inizia un vero e proprio sequestro virtuale. Il truffatore non riaggancia mai la cornetta, mantenendo il canale aperto per oltre mezza giornata così da isolare la vittima ed evitare che possa chiedere consiglio a figli o vicini di casa.

Nel corso della notte, l’anziano, ormai in totale stato di soggezione ansiosa, esce persino per recuperare del denaro contante, ma la cifra racimolata non soddisfa i malviventi, che all’alba lo costringono a recarsi nella sua filiale bancaria per svuotare il conto corrente.

Ed è proprio davanti allo sportello della banca che il meccanismo si inceppa. Lo stato di forte agitazione dell’anziano e la richiesta insolita di un prelievo così massiccio insospettiscono un dipendente dell’istituto di credito.

Con tatto e professionalità, l’impiegato inizia a fare alcune domande mirate al pensionato, facendogli finalmente aprire gli occhi sul gigantesco raggiro in corso e allertando immediatamente il 112.

Il “pacco civetta” e l’arresto in flagranza davanti alla porta

All’arrivo della Polizia viene concordata una strategia d’azione d’intesa con la vittima. L’anziano torna a casa e, d’accordo con gli agenti appostati all’interno delle stanze, continua a recitare la sua parte al telefono per non insospettire la banda.

Prepara così il pacco da consegnare all’emissario, riempiendolo come richiesto con denaro contante, gioielli di famiglia e persino la carta bancomat con tanto di codice Pin scritto su un foglietto.

Pochi minuti dopo, il “corriere” della banda bussa alla porta dell’appartamento. Ma non appena l’uomo allunga la mano per afferrare il bottino, si ritrova addosso i poliziotti che lo bloccano e lo ammanettano.

Contemporaneamente, una seconda squadra di investigatori circonda e blocca in strada un complice che attendeva a bordo di un’auto fungendo da palo e staffetta.

L’analisi immediata dei telefoni cellulari sequestrati ai due permette di blindare le accuse e confermare il ruolo di regia della coppia. I due complici, di 63 e 34 anni, sono stati arrestati con le pesanti accuse di tentata estorsione aggravata, sostituzione di persona e resistenza a pubblico ufficiale.

Per entrambi il Tribunale ha già convalidato il fermo disponendo le relative misure cautelari in carcere e ai domiciliari.

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