«Avvertiamo il vuoto senza più Peppe»

PORTO SANT’ELPIDIO Rose rosse sulla bara, la ruota della bicicletta che gira a vuoto, voci rotte dal pianto. Struggente ultimo saluto a Giuseppe Pieroni, il 47enne morto nell’esplosione della palazzina in via Trentino sabato scorso all’alba. La chiesa di San Pio X a Marina Picena era gremita di folla per salutare l’ultima volta Peppe. Stava dormendo ed è morto sul colpo.
Il lutto cittadino
Ieri era il secondo giorno di lutto dopo i funerali delle altre due vittime, Ettorina Paccapelo e Romano Cerquetti. La madre di Peppe, Vittoria Lanciotti, 70 anni, era in prima fila, sorretta dai familiari. Il marito, e padre del defunto, Dino Pieroni, 87 anni, non era in chiesa perché in ospedale. Il vicario del vescovo di Fermo, don Giordano Trapasso si è rivolto anzitutto ai genitori della vittima. Nel celebrare il rito funebre, affiancato da don Giordano De Angelis e don Tony Venturiello, il vicario ha rimarcato «la tragedia immensa che si è compiuta. Con tragedie come queste il rischio è che la vita si fermi, si fatica a ripartire, a camminare, ma quando sentiamo di non farcela dobbiamo rialzarci. Lo dico alla mamma di Giuseppe, e a tutti noi».
Il cordoglio
«Non è facile trovare le parole – ha detto il sindaco Massimiliano Ciarpella – le parole non possono colmare il vuoto – e, rivolto ai genitori – è impossibile immaginare quello che state passando, la perdita di un figlio è un dolore innaturale. La comunità è con voi. Giuseppe, non ti dimenticheremo». Con il sindaco e la giunta al completo c’erano il prefetto di Fermo Edoardo D’Alascio, i consiglieri regionali Andrea Putzu e Milena Sebastiani, il presidente del Consiglio Diego Tofoni, i comandanti, Corrado Badini e della polizia locale, Luigi Gattafoni. Volontari e labari di Protezione civile, Croce Verde, Radio Club. C’erano i ciclisti e, vicino alla bara, la mountain bike di Peppe. Momento di grande commozione è stato quando hanno parlato gli amici. Giampiero Vagnoni ha fatto da spalla a Lorenzo Martinelli che, con voce rotta dal pianto, ha fatto piangere. «Non abbiamo perso solo un amico, abbiamo perso un esempio di vita – ha esordito –. Con Peppe abbiamo percorso tantissimi chilometri ma abbiamo passato troppo poco tempo insieme. Sapeva sempre qual era la strada giusta, il percorso più adatto per raggiungere un obiettivo. Sorriso stampato in faccia, battuta sempre pronta, erano sufficienti pochi metri di strada insieme per capire che vicino a te c’era uno di cui ti puoi fidare. Il vuoto che sentiamo non verrà mai colmato ma ci hai legati per sempre». Durante la messa Ave Maria di Schubert,. Così Porto Sant’Elpidio ha celebrato una delle tre vittime di una tragedia che resterà nella memoria. L’attimo del boato, la corsa folle per salvare il salvabile. Dieci ore di scavi, anche a mani nude, tra le mura collassate, 80 pompieri, unità cinofile. Le cause dell’esplosione restano da accertare: l’origine della fuga di gas non è stata individuata e sotto le rovine non è stata trovata nessuna bombola integra. La violenza del crollo deve aver distrutto ogni punto di innesco, rendendo difficile stabilire la genesi della dispersione. Gli accertamenti proseguono e l’area resta sotto sequestro.




