Assunzione definitiva e strumenti adeguati per porre fine al nostro calvario

Si rivolgono ai sei candidati alla carica di sindaco i lavoratori del cimitero di Chieti. Così, in una lettera indirizzata a Olinto Amoroso, Alessandro Carbone, Giancarlo Cascini, Mario Colantonio, Giovanni Legnini e Cristiano Sicari, chiedono “risposte sulla situazione lavorativa del personale”.
La lettera si apre spiegando che i firmatari “lavorano nel cimitero comunale da oltre un decennio, assicurando alla cittadinanza tutti i servizi necessari, sia nel tragico momento della perdita di un loro caro, sia nel mantenere in efficienza e nel dovuto decoro un luogo caro a tutti gli abitanti della città”. Dunque, i lavoratori chiedono le intenzioni dei candidati sul cimitero di Sant’Anna.
La missiva prosegue poi illustrando le condizioni di lavoro di chi l’ha redatta: “Siamo tutti lavoratori interinali precari da sempre, con un’anzianità lavorativa che va dai 19 ai 10 anni”. Lavoro che, lamentano, viene svolto “in condizioni di assoluta mancanza di sicurezza, contravvenendo a tutte le norme”, con contratti part-time e a tempo determinato che vanno dalle 26 alle 29 ore settimanali, che vengono rinnovati periodicamente a scadenza mensile, trimestrale o semestrale.
Tra le altre cose, non è disponibile un alza-feretro, che consenta di tumulare in sicurezza i defunti nei piani superiori delle cappelle funerarie o delle sale comuni, vengono usati ponteggi “antiquati, instabili e mancanti delle pur minime misure di protezione”, le attrezzature e i mezzi utilizzati per il trasporto, lo sfalcio delle erbe infestanti sono “antiquati, ammalorati e poco funzionanti”. Inoltre, lamentano i lavoratori del cimitero, “la rottamazione delle bare estumulate viene eseguita manualmente, compresa la parte zincata delle bare impregnata da sostanze maleodoranti e pericolose formatesi con la decomposizione dei corpi e puntualmente inalate da noi addetti”.
I lavoratori del cimitero chiedono dunque al futuro sindaco di Chieti di “assumere definitivamente e a tempo indeterminato” tutti i lavoratori che svolgono un servizio essenziale per la comunità, “al fine di porre termine al calvario cui siamo sottoposti da sempre e dare finalmente dignità alla nostra condizione di lavoratori”. Inoltre, invocano la fornitura “dei mezzi e della strumentazione necessaria a poter svolgere il nostro lavoro in sicurezza”.
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