Emilia Romagna

Assolto per non aver commesso il fatto, per la Corte d’Assise non fu Louis Dassilva a uccidere Pierina Paganelli


E’ crollata come un castello di carte, dopo 15 ore di camera di consiglio, la tesi accusatoria del pubblico ministero Daniele Paci che voleva Louis Dassilva unico colpevole per l’omicidio di Pierina Paganelli avvenuto la notte del 3 ottobre 2023 in via del Ciclamino a Rimini. Per i giudici della Corte d’Assise sono prevalsi i tanti dubbi sugli indizi raccolti in tre anni di indagini dagli inquirenti sollevati dalla difesa del metalmeccanico senegalese, assistito dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, e nella notte tra martedì e mercoledì la presidente della corte, Fiorella Casadei, ha pronunciato la sentenza di assoluzione “per non aver commesso il fatto” tra gli applausi del pubblico che per 9 mesi ha seguito non solo tutte le udienze ma anche tutte le trasmissioni televisive che hanno fatto dell’assassinio il delitto più mediatico che Rimini ricordi negli ultimi 20 anni.

La lunga giornata di martedì 9 giugno era iniziata alle 9 per quella che era la 18esima e ultima udienza del processo a carico del metalmeccanico senegalese che, da quasi 2 anni, era in carcere in quanto ritenuto l’unico autore dell’omicidio della 78enne. Per oltre un’ora sono state ascoltate le repliche del pubblico ministero, che ha ribadito la sua richiesta di una condanna all’ergastolo con il riconoscimento delle aggravanti della premeditazione, della crudeltà, dei futili motivi e della minorata difesa della vittima oltre a rigettare le tesi difensive su una possibile ricostruzione alternativa. Richiesta alla quale si sono associati i legali delle parti civili, gli avvocati Monica e Marco Lunedei e Andrea Scifo, che rappresentavano i figli della vittima, Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, la sorella e i nipoti.

VIDEO | Dassilva è libero, festa davanti ai Casetti con Valeria che lo riabbraccia. Il metalmeccanico: “Ha vinto la giustizia”

La corte si è quindi ritirata in camera di consiglio poco dopo le 10 ed è così iniziata la lunga attesa durata appunto 15 ore nel corso della quale pubblico, avvocati e giornalisti che per tre anni hanno seguito il caso hanno continuato a discutere sulla colpevolezza o meno di Dassilva. Come sempre, in queste occasioni, la durata della camera di consiglio è stata oggetto di analisi: una rapida decisione dei giudici era indice di un verdetto di colpevolezza mentre, viceversa, più trascorre il tempo più è segno di una indecisione della giuria su quanto presentato in aula con una sentenza più favorevole all’imputato. Teorie e tesi che, per tutta la giornata, si sono rincorse in attesa del verdetto fino a quando, a notte fonda, è arrivato l’annuncio che la corte stava per rientrare in aula con la sentenza.

Alle 2.20 la presidente Fiorella Casadei ha fatto il suo ingresso col dispositivo e, nel silenzio generale, ha iniziato a leggere: “In nome del popolo italiano, la Corte di assise di Rimini, visti gli atti del procedimento a carico di Dassilva Louis, visto l’articolo 530, comma 2, del codice di procedura, assolve Dassilva Louis dal delitto ascrittogli al capo a per non aver commesso il fatto e dal reato ascritto al capo b perché il fatto non sussiste” disponendo, allo stesso tempo, la scarcerazione del 36enne. In particolare, il “capo b” contestava a Dassilva l’aver portato un coltello fuori dalla sua abitazione.

Il metalmeccanico senegalese è scoppiato in lacrime così come la moglie, Valeria Bartolucci, tra gli applausi del pubblico di sostenitori tra cui un nutrito gruppo di connazionali. Preso d’assalto dai cronisti, Dassilva è stato presto sottratto dagli avvocati, non prima di dire le prime parole da uomo libero: “Ha vinto solo la giustizia. È la rinascita della giustizia”. Impassibili e in silenzio, alla lettura del verdetto, i figli e i nipoti della vittima che hanno poi lasciato l’aula senza fare commenti. “Mi è scoppiata la felicità, dopo tre anni di cose gravose accumulate sulle spalle”, ha invece sottolineato Valeria. “A tratti sono stata speranzosa, a tratti ero nella disperazione più totale. Ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicino e ci hanno dato fiducia nonostante abbiamo cercato di dipingere Dassilva come un killer lucido e spietato e me come la bugiarda del villaggio. Ora chiedo solo un attimo di tregua, poi si rimetteranno in assetto le nostre vite. A casa in via del Ciclamino? Non ci torneremo mai più” ha dichiarato per poi recarsi davanti al carcere di Rimini ad attendere l’usicta del marito.


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