Assegni sottosoglia e prelievi a pioggia. Ecco come si muoveva il sistema dell’oro sporco
Un fiume d’oro scorreva sotto traccia, lontano dagli occhi dello Stato. Un flusso continuo di metallo prezioso recuperato nell’ombra, ripulito nelle fonderie compiacenti e rimesso in circolazione come se nulla fosse.
È questo lo scenario che la Guardia di Finanza ha ricostruito al termine di una lunga indagine che abbraccia quattro anni, dal 2020 al 2024, e che ha portato al sequestro preventivo di beni per oltre 60 milioni di euro.
Al centro dell’inchiesta, sei persone denunciate con accuse che spaziano dai reati fiscali al riciclaggio. Una rete ben organizzata, ramificata in varie regioni italiane ma con la sua testa operativa a Nettuno, dove — secondo gli investigatori — si concentrava l’intera filiera.

Il sistema: oro “sporco” trasformato in metallo legittimo
Il meccanismo era collaudato. Tutto iniziava con l’acquisto occulto di oro e gioielli da parte di alcune società romane attive nel settore dei compro oro.
La provenienza reale del metallo veniva poi “sanata” grazie a un sistema di fatture false, emesse da società “cartiere” con attività dai nomi più disparati: ditte di pulizie, imprese edili, aziende distribuite tra Milano, Roma, Napoli e altre città italiane.
Operazioni fantasma, vendite simulate da parte di privati, documenti costruiti ad arte per mascherare la natura illecita dei conferimenti.
Una volta entrato nel circuito, l’oro arrivava alle fonderie e alle imprese compiacenti, che avevano il compito di eliminarne qualsiasi traccia.
Le schede tecniche — con grammatura, tipologia e dettagli del materiale — venivano intestate a persone nullatenenti, inconsapevoli pedine utili a creare ulteriori livelli di schermatura.
I soldi, gli assegni sottosoglia e i prelievi frazionati
Dopo la fusione e la vendita del metallo, il denaro proseguiva il suo percorso. Le somme venivano trasferite a riciclatori attraverso assegni sotto la soglia di segnalazione, versati su diversi conti correnti.
Da lì, tornavano ai promotori del sistema in contanti, tramite un fitto reticolo di prelievi frazionati, spesso effettuati nella stessa giornata in sportelli bancari differenti. Un’operazione studiata nei minimi dettagli per sfuggire a qualsiasi monitoraggio.
Il patrimonio sequestrato
Il blitz della Guardia di Finanza ha portato al sequestro di un ingente patrimonio: una villa in provincia di Roma, dieci negozi e magazzini, tre appartamenti, due terreni, oltre a diversi veicoli.
Un tesoro immobiliare e commerciale che, secondo gli inquirenti, rappresentava una parte dell’enorme volume economico generato dal sistema.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link




