Toscana

Assalto al portavalori, ma non era vero: 39enne accusato di peculato


Ha raccontato di essere stato rapinato da una banda armata. Delinquenti che si erano impadroniti dei soldi trasportati nel furgone portavalori che stava guidando: 500mila euro diretti alle Poste di Sansepolcro. Ma dopo mesi di indagini per gli inquirenti la verità sarebbe diversa. E così un 39enne che vive ad Arezzo adesso è accusato di essersi inventato tutto e di aver fatto sparire il mezzo milione di euro aiutato da alcuni ignoti complici. 

Questa mattina la vicenda, che risale al 1 marzo del 2024, è stata rievocata di fronte al gip Giulia Soldini: la difesa dell’uomo, rappresentata dagli avvocati Alessandro Serafini e Francesca Molino, ha chiesto di poter accedere al rito abbreviato condizionato dall’audizione di un testimone. Il gip ha accolto la richiesta e il prossimo 24 novembre si celebrerà l’udienza che prevede e il controesame richiesto dalla procura.  

L’accusa è pesante: peculato, simulazione e utilizzo improprio dell’arma (secondo l’accusa la pistola di ordinanza fu lasciata nelle mani dei complici). L’uomo infatti, nelle vesti di guardia giurata, è stato considerato dagli inquirenti un pubblico ufficiale. Adesso rischia una condanna da 4 a 10 anni di carcere, che in virtù del rito abbreviato incardinato quest’oggi, potrà essere scontata di un terzo. 

L’azienda per la quale lavorava, la Fidelitas, si è costituita parte civile. Anche la procura ha chiesto di ascoltare un controteste

L’assalto e le indagini

La vicenda, come detto, risale al 1 marzo del 2024. L’uomo fu soccorso nei pressi di Palazzo del Pero. Raccontò di essere stato avvicinato da un furgone che ne fermò la corsa e dal quale scesero due persone incappucciate. Armi in pugno, lo avrebbero minacciato e malmenato. Poi gli avrebbero sottratto le chiavi e portato via il furgone, le valigette contenenti i contanti e il cellulare dell’uomo.

Il furgone blindato fu poi ritrovato lungo la Sr 73, sotto a un ponte della superstrada, nascosto dalla vegetazione. 

Subito scattarono le indagini che portarono gli inquirenti a scrivere una storia diversa: per chi ha svolto le indagini non ci fu nessun assalto ma fu tutto un bluff. Con tanto di complici – mai identificati – che aiutarono il portavalori. 

La difesa invece sostiene la tesi della rapina e della brutale aggressione subita dal 39enne. 

Sarà il giudice a dover chiarire cosa è accaduto veramente lungo la Sr73 quella mattina del 1 marzo. 


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