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Asma e poliposi, depemokimab efficace fino a 2 anni secondo Caruso del Gemelli

Al congresso Ers-European Respiratory Society, concluso nei giorni scorsi a Barcellona, Cristiano Caruso, direttore Uosd Allergologia e immunologia clinica della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma-Università Cattolica, ha commentato i nuovi dati su depemokimab e mepolizumab perché gli studi presentati aggiornano il quadro delle terapie biologiche per asma severo eosinofilico e poliposi naso-sinusale.

Depemokimab, beneficio rapido nell’asma severo e nella poliposi nasale

Uno degli elementi emersi al congresso riguarda la rapidità d’azione di depemokimab, anticorpo monoclonale diretto contro l’interleuchina 5, una delle molecole coinvolte nei processi di infiammazione di tipo 2. “Già dopo la prima somministrazione il paziente può ottenere un beneficio clinicamente rilevante”, ha spiegato Cristiano Caruso, riferendosi sia agli aspetti funzionali dell’asma severo eosinofilico, sia alla riduzione delle riacutizzazioni.

Nel caso della poliposi naso-sinusale, ha aggiunto lo specialista del Gemelli, i parametri osservati comprendono anche anosmia e ostruzione nasale, due disturbi che incidono in modo concreto sulla qualità della vita. Non si tratta, secondo Caruso, solo di un effetto iniziale: gli studi Swift 1, Swift 2 e Agile, condotti sull’asma, hanno confermato l’attività del farmaco fino a due anni di trattamento. Risultati analoghi, ha precisato, sono stati osservati negli studi Anchor 1 e Anchor 2 sulla poliposi.

Due somministrazioni all’anno e aderenza alla terapia

La caratteristica che distingue depemokimab da altri farmaci della stessa classe è la modalità di impiego: non una somministrazione mensile o quindicinale, ma una volta ogni sei mesi. “Questa caratteristica non ha modificato l’efficacia nelle patologie caratterizzate da infiammazione di tipo 2”, ha chiarito Caruso, indicando in particolare asma grave eosinofilico e poliposi naso-sinusale, condizioni spesso collegate da un meccanismo immunologico comune.

Il vantaggio pratico, per il paziente, non è secondario. Meno accessi, meno appuntamenti, meno tempo sottratto alla vita quotidiana. “I pazienti apprezzano molto il fatto di avere lunghi periodi nei quali non si sentono medicalizzati, pur continuando a percepire l’effetto terapeutico”, ha confidato Caruso, richiamando l’esperienza maturata nel trial clinico registrativo. Da qui anche una considerazione organizzativa: per rendere più semplice l’accesso al trattamento, in Italia potrebbe essere utile un modello hub and spoke, con centri di riferimento e strutture territoriali collegate.

Trattamento precoce e remissione durante la terapia

Secondo Caruso, intervenire in modo tempestivo con il trattamento corretto può aumentare la possibilità di raggiungere più facilmente una remissione on treatment, cioè una remissione mantenuta durante la terapia. Nell’asma grave, dove possono comparire comorbidità rilevanti, un intervento precoce può contribuire anche a ridurre il rischio che il paziente sviluppi una poliposi naso-sinusale, una condizione frequente in questo profilo clinico.

Il tema della remissione resta, però, aperto quando si parla di sospensione della cura. Per la cosiddetta remissione off treatment, cioè dopo l’interruzione della terapia, serviranno ulteriori dati, soprattutto dagli studi real world, quelli condotti nella pratica clinica. “A un’osservazione preliminare, sembrano avere maggiori possibilità i pazienti in cui il trattamento viene iniziato precocemente”, ha osservato l’esperto. Una frase prudente, ma significativa: la tempistica, in queste malattie, può cambiare il percorso.

Mepolizumab, nuovi dati pediatrici sulla sicurezza a lungo termine

All’Ers di Barcellona sono stati presentati anche nuovi dati sulla sicurezza a lungo termine di mepolizumab nei pazienti pediatrici con asma eosinofilico severo. Il farmaco, già sostenuto da un’esperienza consolidata negli adulti, amplia così le possibilità terapeutiche anche nei bambini. “Mepolizumab mette a disposizione nella popolazione pediatrica l’esperienza maturata nel tempo negli adulti”, ha illustrato Caruso.

Un dato considerato rilevante riguarda la riduzione degli eosinofili, coerente con il meccanismo d’azione del farmaco, senza segnali di compromissione dell’immunocompetenza nel lungo periodo. In altre parole, il blocco dell’attività dell’Il-5 non sembra ridurre la capacità immunitaria del bambino, un punto centrale quando si valuta una terapia prolungata in età pediatrica. Caruso ha segnalato anche un possibile effetto protettivo rispetto alle riacutizzazioni delle infezioni, con una riduzione degli eventi infettivi che può avere un valore ulteriore nella lotta all’antibiotico-resistenza.

Sempre su mepolizumab, al congresso è stata presentata un’analisi cross-indication, dedicata alle diverse patologie legate all’infiammazione di tipo 2. Lavorare su più manifestazioni della stessa base infiammatoria, ha spiegato Caruso, può aiutare a ridurre l’uso complessivo dei farmaci e a intervenire sulla storia naturale della malattia. I dati real world a lungo termine, compresi quelli raccolti in Italia, confermano l’efficacia del trattamento su popolazioni più ampie e su manifestazioni cliniche diverse.


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