Società

Asili nido, il miraggio del Pnrr: oggi solo 1 bimbo su 4 ha un posto. Oltre la metà dei soldi (54%) non è ancora stata spesa

Meno della metà. A quattro mesi dal fatidico 30 giugno, il conto è spietato: dei fondi europei destinati a scuola, università e servizi per l’infanzia ne è stato speso soltanto il 45,6 per cento.

Un’accelerazione c’è stata, certo, negli ultimi mesi: 9 punti percentuali in più rispetto all’autunno. Ma il confronto con il resto del PNRR è impietoso, perché l’insieme del Piano viaggia al 55,6 per cento, con un balzo di quasi 17 punti.

I numeri arrivano dall’ultimo monitoraggio della Fondazione Agnelli, che ha passato al setaccio i dati di Italia Domani aggiornati al 26 febbraio. E il quadro che ne esce è quello di una corsa contro il tempo che appare, per molti versi, già persa. Non perché non si sia fatto nulla, anzi. Ma perché il ritardo accumulato nelle fasi iniziali si sta rivelando un macigno.

Il comparto che ha registrato la performance migliore è l’edilizia scolastica, arrivata complessivamente al 52 per cento delle risorse impegnate. Un dato che però va letto con cautela: la costruzione di nuove scuole, la messa in sicurezza degli edifici, le infrastrutture sportive e le mense hanno sì visto una spinta notevole negli ultimi mesi, ma resta il fatto che quasi metà dei soldi non è ancora stata utilizzata. E per opere pubbliche di questa natura, i tempi di realizzazione sono quelli che sono.

Asili nido, il nodo irrisolto dei piccoli comuni

L’approfondimento dedicato agli asili nido e alle scuole dell’infanzia racconta una storia a parte, forse la più emblematica delle difficoltà incontrate dal Piano. In origine questa misura valeva 4,6 miliardi e puntava a creare 264mila nuovi posti. Dopo le revisioni, le risorse si sono assottigliate a 3,8 miliardi e l’obiettivo è stato dimezzato a 150.480 posti. Oggi i progetti finanziati sono 3.849 in tutta Italia e promettono, secondo le stime del governo, di arrivare a 186mila nuovi posti. Ma la strada è in salita.

Il 62 per cento delle risorse è ancora incagliato nella fase intermedia di affidamento ed esecuzione, quella più delicata e imprevedibile. E il tempo stringe. La dimensione media di ogni progetto è di 1,14 milioni di euro e per opere di questa entità servono in media due anni e un mese dalla pubblicazione della gara alla conclusione dei lavori. Un dato che fa rabbrividire, considerando che molti di questi progetti sono partiti in ritardo.

A livello territoriale, le disparità sono macroscopiche. Le regioni del Centro-Nord viaggiano spedite: Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte hanno fatto passi da gigante, con incrementi a tre cifre nella percentuale di progetti in fase conclusiva. Il Lazio, invece, arranca: solo il 17 per cento delle risorse è destinato a interventi in chiusura o già chiusi. Al Sud, la situazione è ancora più critica: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia oscillano tra il 21 e il 28 per cento, con l’eccezione della Sardegna che tiene meglio.

Chi resta indietro, il paradosso dei comuni senza asilo

Se il PNRR riuscisse nell’impresa di completare tutti i progetti entro giugno – ipotesi sempre più remota – l’Italia vedrebbe crescere la copertura degli asili nido dal 26,5 per cento attuale al 35,5 per cento. Un balzo di 9 punti che porterebbe il paese oltre l’obiettivo nazionale del 33 per cento fissato per il 2027. Ma sarebbe un miglioramento a macchia di leopardo.

Sicilia e Campania resterebbero inchiodate rispettivamente al 24 e al 25 per cento, lontane dalla media nazionale. E il vero paradosso riguarda i comuni più piccoli, quelli sotto i mille abitanti. Per loro il PNRR rappresenta un’occasione mancata: hanno intercettato appena il 2,6 per cento dei finanziamenti complessivi. Solo il 15 per cento di questi comuni è riuscito a ottenere almeno un progetto finanziato, contro una media nazionale del 34 per cento. La spiegazione è duplice: da un lato una cronica carenza di capacità progettuale, dall’altro criteri di allocazione iniziali che premiavano i comuni più strutturati e spesso già forniti di servizi.

L’analisi per decili conferma il sospetto: nei comuni che partivano da zero posti asilo, il Piano porterebbe a un incremento di appena 4,35 punti percentuali. L’indice di Gini, che misura le disuguaglianze, passerebbe da 0,299 a 0,258. Un miglioramento, certo. Ma ancora lontano dall’azzerare i divari.

La resa dei conti con i tempi

C’è poi un problema di trasparenza. I dati pubblicati su Italia Domani potrebbero sottostimare la realtà, perché spesso la spesa viene rendicontata con ritardo. Quando sono le scuole stesse o gli ITS a dover caricare i dati su Futura, la piattaforma del Ministero, i tempi si allungano ulteriormente. E la Corte dei Conti, nella sua ultima relazione, ha segnalato criticità anche nei trasferimenti di risorse dal Ministero agli enti attuatori.

Lo stesso Ministero dell’Istruzione classifica l’intervento sugli asili nido come a “livello di criticità medio”. Un eufemismo che suona come un campanello d’allarme. Perché a quattro mesi dalla scadenza, con il 62 per cento dei progetti ancora in esecuzione, il rischio che molti di essi non vengano completati in tempo è concreto. E non sarà una questione di numeri, ma di opportunità mancate per migliaia di bambini.


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