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>>>ANSA/ Ok a report Pe, ‘ambiente online sia sicuro, tutelare minori’ – Altre news

(di Alessandra Briganti)
Bruxelles serra i ranghi sulla
protezione dei minori online. Dopo le linee guida presentate
ieri dalla Commissione Ue, anche il Parlamento europeo imprime
un’accelerazione al dossier. La commissione Cultura e Istruzione
ha approvato a larga maggioranza una relazione che chiede regole
più stringenti per le piattaforme digitali e maggiori garanzie
per bambini e adolescenti. La responsabilità della sicurezza
deve ricadere innanzitutto su chi progetta e gestisce le
piattaforme, recita il testo che sarà sottoposto al voto della
plenaria dopo l’estate.

   
“I produttori hanno il dovere di garantire la sicurezza dei
loro prodotti. Lo stesso principio deve valere per le
piattaforme digitali” ha osservato il relatore Sandro Ruotolo
(S&D). Secondo l’europarlamentare dem, la sicurezza deve essere
incorporata nei servizi fin dalla progettazione, eliminando le
funzioni che favoriscono dipendenza, manipolazione ed
esposizione a contenuti nocivi. Tra le principali richieste
figurano una maggiore trasparenza degli algoritmi, il divieto
delle funzionalità che incentivano la dipendenza, una “youth
mode” che disattivi la pubblicità personalizzata per i minori,
oltre a sistemi di raccomandazione progettati tenendo conto dei
rischi per i più giovani.

   
E nel mirino finiscono anche gli influencer. Gli eurodeputati
suggeriscono di elaborare un codice di condotta europeo e una
definizione comune di influencer marketing, con l’obiettivo di
contrastare fenomeni come il kidfluencing e lo sharenting, la
condivisione sui social di foto di bambini da parte dei genitori
anche a scopi commerciali. Ampio spazio poi all’intelligenza
artificiale. La relazione propone standard etici per gli “AI
companions”, i compagni virtuali di IA, una maggiore trasparenza
sui dati usati per addestrare i modelli e un contrasto più
incisivo ai contenuti illeciti generati con l’IA, comprese le
immagini sessualmente esplicite create senza consenso.

   
Sulla necessità di tutelare i minori c’è una sostanziale
convergenza politica, ma non mancano i distinguo. L’eurodeputata
di FdI e relatrice ombra del dossier per Ecr Lara Magoni, ha
ricordato che “l’Unione dispone già di strumenti efficaci” e che
la priorità dovrebbe essere garantirne un’applicazione uniforme.

   
Soprattutto ha ribadito la contrarietà del suo gruppo a che la
tutela dei minori diventi “un pretesto per raccogliere ulteriori
dati personali”. Una linea che i Conservatori portano avanti da
tempo e che era già emersa nello scontro – quasi un inedito –
con il Ppe sul dossier Chat Control 1, contestato proprio per le
possibili ricadute sulla privacy.

   
La relazione arriva in un momento in cui Bruxelles si muove
su più fronti. Solo ieri il gruppo di esperti sulla tutela dei
minori online, voluto da Ursula von der Leyen, ha suggerito
l’introduzione di restrizioni ai social calibrate sull’età,
mentre è atteso entro fine anno il pacchetto sulla “digital
fairness” con cui Palazzo Berlaymont intende colmare le lacune
della tutela dei consumatori online, contrastando dark patterns,
trappole negli abbonamenti e design manipolativi, con nuovi
poteri sanzionatori nei confronti delle Big Tech che non
rispettano le regole.

   

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