Torre a Mare, da villa confiscata alla mafia a micronido d’infanzia
Un villa confiscata alla criminalità organizzata nel quartiere Torre a Mare di Bari diventerà un micronido d’infanzia. La giunta comunale ha approvato la proposta di deliberazione per dichiarare l’interesse pubblico dell’intervento di riqualificazione dell’immobile, del valore complessivo di 1,5 milioni di euro e finanziato con fondi statali (già Pnrr).
Nella delibera viene proposta al Consiglio comunale l’approvazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica in deroga ad alcuni parametri urbanistici previsti dal vigente Piano regolatore generale. La deroga riguarda esclusivamente alcuni aspetti edilizi – tra cui volumetria, altezza, distanze e standard dei parcheggi – necessari per adeguare l’immobile alle funzioni educative e ai requisiti attualmente richiesti per una struttura destinata alla prima infanzia, senza modificarne la destinazione urbanistica, già compatibile con la realizzazione di un asilo nido.
Il progetto prevede il recupero e la rifunzionalizzazione della villa confiscata per ospitare un micronido rivolto ai bambini da 3 a 36 mesi, colmando una storica carenza di servizi educativi nella zona di San Giorgio-Torre a Mare e offrendo un importante supporto alle famiglie anche in termini di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
“Con questo provvedimento – dichiara Nicola Grasso – compiamo un ulteriore passo nel percorso che trasforma un bene confiscato alla criminalità organizzata in un luogo di crescita, inclusione e futuro. È questa l’essenza del riutilizzo sociale dei beni confiscati: restituire ai cittadini ciò che era stato sottratto dalla violenza e dall’illegalità, generando nuove opportunità per la comunità. Destinare questa villa a un micronido significa investire contemporaneamente nella legalità, nell’educazione e nel welfare, offrendo un servizio essenziale in un quartiere che ne è storicamente sprovvisto. Il messaggio è chiaro: dove prima c’era il simbolo del potere mafioso, sorgerà uno spazio dedicato ai bambini, alle famiglie e ai valori della convivenza civile”.
“La proposta che portiamo all’attenzione del Consiglio comunale – dichiara la vicesindaca e assessora alla Rigenerazione urbana e sociale Giovanna Iacovone – nasce da una scelta chiara: utilizzare tutti gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione per trasformare un bene esistente in un servizio pubblico essenziale per la città. Questa è, per noi, il senso di una rigenerazione urbana e sociale nel suo senso più concreto: recuperare un patrimonio esistente, orientare la trasformazione verso il riuso del costruito, restituire alla città un bene confiscato e farne un servizio capace di produrre valore sociale. La rifunzionalizzazione della villa porterà ogni giorno in quel luogo bambine, bambini, famiglie, educatrici, educatori e operatori, costruendo un presidio stabile di legalità, presenza pubblica e vitalità urbana. Un bene confiscato diventa così uno spazio restituito alla città e al futuro dei suoi bambini. È questo il valore politico e amministrativo della proposta: mettere la tecnica urbanistica al servizio dell’interesse pubblico e dare risposte concrete ai bisogni delle persone, soprattutto quando sono in gioco servizi educativi, qualità urbana e giustizia sociale”.




