Politica

>>>ANSA/ L’Ue si schiera con Tusk, ma ora la Polonia rischia la paralisi – Altre news

(di Michele Esposito)
La pausa domenicale non ha
illuso nessuno: lo scontro istituzionale apertosi in Polonia
sulla nomina dei giudici della Corte Costituzionale è destinato
a durare a lungo, con conseguenze al momento non prevedibili.

   
Dopo il blitz del presidente della Repubblica Karol Nawrocki, le
manifestazioni, gli attacchi delle destre e la replica del
premier Donald Tusk in diretta televisiva, per una manciata
d’ore a Varsavia è sceso il silenzio. Non si tratta, però di una
tregua. Nessuno dei contendenti – il centrista Tusk da un lato,
il sovranista Nawrocki dall’altro – ha intenzione di mollare la
presa. “Non scenderò a compromessi”, ha avvertito il primo
ministro.

   
Tusk può contare su un alleato di non poco conto, l’Europa.

   
Dopo un lungo silenzio la Commissione Ue nella serata di sabato
ha parlato, schierandosi abbastanza nettamente al fianco del
premier polacco. “Spetta alle autorità polacche garantire che il
Tribunale costituzionale possa funzionare conformemente alla
Costituzione e nel rispetto della giurisprudenza pertinente
della Corte di Giustizia dell’Ue. La nomina di otto nuovi membri
del Tribunale costituzionale rientra nella competenza
costituzionale del Sejm (la Camera bassa, ndr)”, ha sottolineato
un portavoce dell’esecutivo Ue. Tradotto: Nawrocki non ha alcun
diritto di interferire. Del resto, è proprio per rispettare la
sentenza della Corte di Giustizia Ue – secondo cui la Corte
costituzionale composta dai giudici nominati dal governo del PiS
non è né imparziale né indipendente – che Tusk ha voluto
nominare otto nuovi togati. Lo ha fatto nella primavera scorsa
ma Nawrocki e l’attuale presidente della Corte Bogdan
Święczkowski hanno sempre ostacolato l’attuazione delle nomine.

   
Fino alla prova di forza della sospensione di Święczkowski. Tusk
non ha alcuna intenzione di tornare indietro e la giudice Anna
Korwin‑Piotrowska, di fatto presidente in pectore, ha diramato
le prime direttive per le attività da svolgere fuori dalla sede
della Corte, ancora presidiata dalla polizia.

   
Nel frattempo in Polonia non è solo la politica a schierarsi.

   
I vescovi hanno lanciato un appello alla calma a tutte le parti,
innescando la piccata risposta del ministro degli Esteri Radolaw
Sikorski che ha ricordato alla Chiesa polacca il suo silenzio
sulle nomine dei togati nell’era di Mateusz Morawiecki. Il capo
della polizia ha invece sottolineato come, nella notte di
venerdì, le forze dell’ordine abbiano agito “secondo standard
etici e legali”. Ma il caso polacco, ormai, è un caso europeo.

   
E, probabilmente, non è che un assaggio dello scontro politico
che segnerà il continente nell’anno elettorale del 2027. Dopo
Fdi e Lega, dopo Viktor Orban e il leader sloveno Janez Jansa,
anche Marine Le Pen è intervenuta a gamba tesa contro Tusk. “I
fatti preoccupanti in Polonia sembrano configurare una presa di
potere con la forza di un organo costituzionale”, ha
sottolineato la candidata di estrema destra all’Eliseo,
accusando l’Ue di “restare indifferente”. “Non interferisca
nella nostra politica”, le ha prontamente replicato Sikorski. E
a Le Pen hanno risposto anche il ministro francese degli Affari
Ue Benjamin Haddad e il candidato socialdemocratico alla
presidenza, Raphael Glucksmann. Con un messaggio simile: “Le Pen
usa gli stessi modi del PiS, con il Rassemblement National al
potere regnerà il caos”.

   
Cosa accadrà nei prossimi giorni resta avvolto nella nebbia.

   
Lo scontro ha però compattato il frammentato universo delle
destre polacche, pronte a chiedere la sfiducia di Tusk. Per la
mozione di sfiducia costruttiva servono 231 all’interno del
Sejm. Il Pis e le destre dovrebbero trovare una ventina di
deputati per riuscire nel blitz, non un’impresa impossibile. Ma
anche i partiti europeisti sembrano più compatti attorno a Tusk,
sebbene da un punto di vista elettorale abbiano molto meno forza
delle destre. E non può essere escluso che il primo ministro
ricorra al voto anticipato. Le elezioni sono previste il
prossimo autunno, ma con il braccio di ferro tra Tusk e Nawrocki
la Polonia rischia la paralisi istituzionale.

   

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