Lazio

Andromeda uccisa dopo la madre, non mangiava da giorni

Un verdetto scientifico che gela l’aula della prima Corte d’Assise: Anastasia Trofimova e la piccola Andromeda sono state entrambe strangolate.

È quanto emerso dall’udienza di lunedì 23 febbraio, durante la quale i medici legali del Policlinico Gemelli hanno ricostruito le ultime, atroci ore di vita della donna e della bambina di soli due anni, i cui corpi furono rinvenuti il 7 giugno scorso tra la vegetazione di Villa Pamphili.

Sul banco degli imputati, presente in aula, l’americano Francis Kaufmann (noto come Rexal Ford), accusato di duplice omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

Due omicidi in tempi diversi

Le autopsie rivelano un dettaglio agghiacciante: madre e figlia non sono morte insieme. Anastasia sarebbe stata uccisa tra il 3 e il 5 giugno.

La piccola Andromeda, invece, sarebbe sopravvissuta alla madre per almeno un giorno intero, venendo strangolata solo tra le 24 e le 35 ore prima del ritrovamento, presumibilmente il pomeriggio del 6 giugno.

I medici hanno confermato che la causa del decesso per entrambe è stata l’asfissia meccanica da strangolamento.

Nonostante l’avanzato stato di decomposizione del corpo di Anastasia — accelerato dal fatto che fosse parzialmente coperto da un telo di plastica sotto il sole di giugno — la scienza ha parlato chiaro: «La putrefazione maschera, ma non cancella», ha spiegato uno dei periti.

Il dramma di Andromeda e la difesa minorata di Anastasia

Due elementi sono emersi con prepotenza dalle testimonianze tecniche:

L’agonia della bimba: Lo stomaco di Andromeda è stato trovato completamente vuoto. La piccola non mangiava da giorni, un segno del totale abbandono e della crudeltà che hanno preceduto il suo assassinio.

L’alcol come trappola: Nel corpo di Anastasia è stata rinvenuta un’alta concentrazione di alcol. Secondo i medici legali, questo stato avrebbe drasticamente diminuito la sua capacità di reagire e difendersi dall’aggressore.

La battaglia legale

L’avvocato difensore di Kaufmann, Paolo Foti, ha chiesto una perizia psichiatrica per accertare la capacità dell’imputato di stare in giudizio, mossa a cui la Procura — con il pm Antonio Verdi e l’aggiunto Giuseppe Cascini — si oppone fermamente. I magistrati contestano all’americano le aggravanti della minorata difesa, dei futili motivi e del legame di parentela.

In aula, tra le parti civili rappresentate dalle associazioni antiviolenza (Differenza Donna, Telefono Rosa), c’è anche il dolore dei genitori di Anastasia. Gli avvocati Arturo Salerni e Mario Angelelli hanno annunciato che i nonni di Andromeda verranno in Italia ad aprile per testimoniare: «Vogliono vedere in faccia l’assassino».

Resta ancora aperta la questione della restituzione delle salme: la famiglia chiede di poterle riportare in patria per i funerali, una richiesta su cui la Corte si è riservata in attesa del parere della difesa.

Una tragedia che continua a scuotere la Capitale, in attesa di una sentenza che possa dare giustizia a due vite spezzate nel polmone verde della città

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