Scienza e tecnologia

Android 16 cresce, una versione storica sparisce: i nuovi dati Google

Il panorama Android ha vissuto l’ennesimo rimescolamento, e i nuovi numeri pubblicati da Google offrono un quadro decisamente curioso, che vale la pena approfondire. Le percentuali non sorprendono, sia chiaro, ma raccontano bene quanto sia eterogeneo l’ecosistema e quanto procedano con ritmi diversi gli aggiornamenti tra i vari produttori.

Il dato più visibile riguarda Android 16, che in poco tempo ha iniziato a comparire su una quota non trascurabile di dispositivi. Non si tratta di un’ondata improvvisa, ma di un percorso che ha richiesto mesi di rollout scaglionati.

L’aggiornamento arriva dai rilevamenti effettuati da Google nella settimana che precede il 1° dicembre 2025. Il dato più immediato è l’ingresso di Android 16 al 7,5%, una cifra raggiunta dopo circa sette mesi dalla disponibilità pubblica del sistema.

Il rollout non è stato istantaneo, in quanto i primi a riceverlo sono stati i dispositivi Pixel, mentre i modelli Samsung Galaxy hanno iniziato a installarlo solo da settembre.

Nello stesso periodo anche marchi come Oppo, OnePlus e realtà più piccole come Nothing hanno finalmente accelerato con gli aggiornamenti.

L’aggiornamento ha inoltre eliminato dalla lista Android 4.4 KitKat, che ormai rappresenta una quota troppo ridotta per essere riportata.

Il resto della distribuzione mostra una fotografia ancora molto frammentata. Le versioni con la quota maggiore restano:

Le versioni più vecchie continuano a sopravvivere, anche se ridotte a percentuali minime. Per esempio Android 10 è al 7,8%, Android 9 Pie al 4,5%, mentre Oreo, Nougat, Marshmallow e Lollipop oscillano tra lo 0,1% e il 2,3%.

Il confronto con il precedente aggiornamento, risalente ad aprile 2025, rivela un cambio di equilibrio piuttosto netto. All’epoca Android 14 guidava al 27,4%, mentre Android 15 si fermava al 4,5%. La fotografia attuale cambia soprattutto per via del periodo dell’anno scelto per il campionamento, perché Google si basa sempre su intervalli di sette giorni che spesso coincidono con fasi diverse dei rollout.


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