Marche

Ancona, mossa Mma per strangolare la guardia a Montacuto. Foto choc, detenuto a giudizio

ANCONA – Procederà con il rito abbreviato il detenuto pugliese di 32 anni accusato dalla procura di aver cercato di uccidere, il 2 dicembre 2024, un agente della Polizia penitenziaria di Montacuto praticando una mossa di arti marziali. La discussione davanti al gup Francesca De Palma si terrà il 29 ottobre. La scelta della difesa di non affrontare l’ordinario è arrivata dopo una perizia psichiatrica eseguita sul 32enne nel corso dell’udienza preliminare. La conclusione: la capacità di intendere e volere è scemata, ma può comunque affrontare il processo. Parte civile, attraverso l’avvocato Giuseppe Cutrona, si è costituito l’agente aggredito dal detenuto.

I fatti

L’accusa più grave contestata al pugliese: tentato omicidio. Ci sono poi le lesioni personali provocate a tre agenti, nonché la resistenza a pubblico ufficiale. Stando a quanto ricostruito all’epoca dei fatti, la violenza era esplosa mentre il detenuto (in cella per aver ucciso nel 2016 il suo coinquilino con una mannaia) stava scendendo nell’area dei passeggi. A ridosso del cortile – questo il quadro della pubblica accusa – si era accanito contro un secondino, sorprendendolo di spalle e sferrandogli un pugno all’altezza dello zigomo. La violenza aveva fatto cadere a terra l’operatore che, poi, era stato colpito con dei calci. Ma non solo.

La pratica

Stando alla procura, il 32enne avrebbe cercato di immobilizzarlo, sedendosi sulla sua schiena e cingendogli il collo con un braccio. Una tecnica da arti marziali, chiamata Mata Leào, usata soprattutto in discipline come il ju-jitsu brasiliano, l’Mma e il Krav Maga. L’aggressione era terminata solo grazie all’intervento dei colleghi dell’agente ferito. «Vi ammazzo tutti» avrebbe urlato il detenuto mentre veniva portato via. L’assistente pestato, un 30enne osimano, era finito all’ospedale di Torrette con una prognosi di trenta giorni.

La diagnosi

Il referto parlava di un trauma cranico, la frattura di due dita del piede, ecchimosi varie e una ferita lacero contusa sotto l’occhio che era stata chiusa con cinque punti di sutura. Anche due colleghi dell’osimano erano rimasti feriti mentre cercavano di mettere fine alla furia del detenuto, poi trasferito in un altro carcere dopo il caos scatenato nella casa circondariale dorica.




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