Marche

Ancona, i clochard si fanno la barba sui muretti. In piazza Stamira il salone del degrado è all’aperto

ANCONALa barberia è chiusa, il chiosco pure. E allora piazza Stamira si organizza da sola. Sul muretto, in pieno giorno, sotto gli alberi, a due passi da via Palestro: uno seduto a torso nudo, l’altro in piedi davanti a lui con forbici e rasoio, impegnato a sistemargli la barba. Senza insegna, senza specchio, senza porta da aprire. Il salone è la piazza. Il paradosso è tutto lì: l’ex bar-barberia (ai tempi d’oro), quella vera, è spenta dal 2003. Quella improvvisata, invece, lavora all’aperto. Davanti a tutti.

 Non è una scena folcloristica. È il risultato di un vuoto. Il vecchio chiosco di piazza Stamira, lungo via Palestro, è fermo da oltre vent’anni. Un tempo funzionava metà come bar e metà come barberia. Oggi è un rudere in centro: serrande abbassate, muri imbrattati, cornicioni rovinati, parti annerite, impianti a vista. Sta lì, in uno dei punti più visibili della piazza, a ricordare ogni giorno che il recupero è rimasto sulla carta.

I tentativi falliti

Il Comune ha provato a muoversi con il progetto sostenuto dal Rotary Club Ancona Conero. Sul verde il via libera è arrivato: 10mila euro per sistemare le aiuole, togliere gli alberi secchi, sostituirli con piante sane e aggiungere essenze decorative. Bene. Ma il problema vero non sono solo le aiuole. È quel manufatto chiuso, sporco, senza funzione, che toglie presidio alla piazza e lascia spazio a tutto il resto. Sul chiosco la Soprintendenza ha fermato la soluzione provvisoria: niente pannelli per coprire lo stabile con il rendering del recupero firmato dallo studio Sardellini Marasca. L’idea era semplice: mettere una quinta davanti al degrado, in attesa dei soldi per l’intervento vero. Ma non è passata. Per gli uffici ministeriali non basta nascondere il rudere: va restaurato. Davvero. A partire dalle parti più ammalorate. E qui il conto diventa politico prima ancora che tecnico. Per rimettere mano all’ex bar-barberia servono circa 250mila euro. Fondi che al momento non ci sono. Il bando per trovare un gestore è andato deserto: nessuno si è fatto avanti per prendere in carico il locale e pagare i lavori necessari alla riapertura. Risultato: il verde potrà essere sistemato, il chiosco resterà chiuso. Così piazza Stamira resta bloccata nella sua contraddizione: centrale, frequentata, visibile, ma senza un presidio vero nel punto più delicato. Il recupero aspetta soldi, autorizzazioni e qualcuno disposto a investirci. Intanto il vecchio chiosco resta fantasma. E la barba si taglia sul muretto.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »