Allen incriminato: «Ha tentato di assassinare Trump»
Cole Tomas Allen, l’attentatore della cena di gala dei corrispondenti della Casa Bianca, è stato accusato formalmente del tentativo di assassinio del presidente Donald Trump. Apparso oggi in tribunale per la prima volta dopo gli eventi drammatici di sabato, gli sono stati contestati altri due capi d’accusa nella breve udienza preliminare: il trasporto di arma da fuoco e munizioni con l’intento di commettere un reato grave e l’aver sparato nel corso di un crimine violento.
L’ingegnere californiano, 31 anni, è apparso in aula con una tuta blu, ha prestato giuramento davanti al giudice distrettuale di Washington, Matthew J. Sharbaugh, accettando di avvalersi dell’assistenza dei difensori d’ufficio Tezira Abe ed Eugene Ohm. L’uomo ha ascoltato le argomentazioni dei procuratori Jocelyn Ballantine e Charles Jones, che hanno consegnato diverse foto delle armi che avrebbe portato a Washington in treno dalla California. «Il 25 aprile ha tentato di assassinare il presidente degli Usa, Donald J. Trump», ha affermato la procuratrice per la sicurezza nazionale, Ballantine.
L’accusa ha richiesto che Allen rimanga in custodia cautelare, in quanto rischia l’ergastolo qualora venisse riconosciuto colpevole del tentativo di assassinio del presidente, ma l’udienza di merito su sua richiesta è stata fissata per giovedì.
Il procedimento penale contro l’attentatore ha iniziato il suo percorso, con il collegio difensivo che ha rimarcato come l’imputato non abbia precedenti penali né condanne, puntando sull’incertezza della ragioni alla base di un’azione che poteva trasformarsi in una strage.
Il Secret Service americano ha interrogato la sorella dell’aggressore, che risiede a Rockville, nel Maryland, con la famiglia: agli agenti avrebbe detto che in passato l’uomo aveva fatto dichiarazioni estremiste, commenti politicamente radicali, esprimendo il desiderio di compiere «qualcosa» per affrontare quelli che, a suo dire, erano i problemi del mondo.
A tal proposito, dal passato, è emersa un’intervista del 2017 alla Abc LA, in cui l’uomo, ancora studente alla CalTech, stava partecipando a una conferenza sull’invecchiamento e disse, nell’occasione, di aver ideato un nuovo metodo per rendere più sicure le sedie a rotelle. «L’idea alla base di questo progetto è impedire qualsiasi movimento – aveva affermato -. I freni delle sedie a rotelle tendono a bloccare le ruote, ma non ancorano la sedia al pavimento».
Buoni propositi che sembrano in linea con le testimonianze di quanti hanno avuto rapporti con lui. Un suo ex professore l’ha descritto come una persona «dai modi gentili» e si è detto “scioccato» nell’apprendere la notizia. Bin Tang, del dipartimento di Informatica della California State University, lo ha descritto come «davvero un ottimo studente. Sedeva sempre in prima fila in classe», presente e impegnato, ha raccontato l’insegnante.
Stupore e sgomento sono stati espressi anche dagli studenti di Allen. «Siamo rimasti sconvolti nell’apprendere la notizia del terrificante incidente avvenuto durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Stiamo collaborando pienamente con le forze dell’ordine per assisterle nelle loro indagini. La violenza non è mai la risposta», ha riportato una dichiarazione diffusa domenica, in tarda serata, da un gruppo di studenti delle scuole superiori che aveva ricevuto lezioni private dall’ingegnere.
Il procuratore della Contea di Los Angeles Paul Thompson, vicino di casa della famiglia di Cole Tomas Allen, ha descritto come «brave persone» i genitori del 31enne, in un’e-mail inviata alla Cnn. Allen, hanno riferito i media Usa, avrebbe lasciato un manifesto alla famiglia in cui si definiva «Friendly Federal Assassin» e indicava piani per colpire alti funzionari dell’amministrazione Trump presenti all’evento. Insomma, una vicenda tutta da chiarire.
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