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Alimentazione e natalità, De Palo: un’alleanza per far ripartire le nascite

Gianluigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, ha chiesto oggi, durante il workshop istituzionale “La politica del fare a tutela del bambino”, un’alleanza tra istituzioni, sanità, imprese e associazionismo per sostenere le famiglie e affrontare il calo delle nascite, una questione che — ha spiegato — pesa ormai sulla tenuta sociale ed economica del Paese.

Natalità, De Palo: “Serve un’alleanza vera tra istituzioni, imprese e sanità”

Il punto, per Gianluigi De Palo, è che il tema della natalità “ha fatto breccia”, ma continua a essere affrontato troppo spesso per settori separati. Da qui il senso dell’incontro, pensato come momento di confronto tra il mondo della sanità, quello delle imprese e il tessuto dell’associazionismo. “Sono occasioni nelle quali si cerca di mettere insieme mondi diversi, per fare squadra”, ha detto il presidente della Fondazione per la Natalità, richiamando la necessità di un metodo meno frammentato.

Secondo De Palo, senza una rete stabile tra pubblico e privato, il dibattito rischia di restare fermo alle dichiarazioni di principio. La famiglia, ha osservato, non può essere sostenuta solo con singoli interventi, né il tema dei bambini può essere confinato a una competenza amministrativa. Serve, ha insistito, “un sistema coeso”. Una parola che torna più volte nel suo ragionamento.

Famiglie e imprese, il nodo del sostegno pubblico

Le istituzioni, ha spiegato De Palo, dovrebbero “valorizzare, aiutare e sostenere” le famiglie che vogliono fare figli, ma anche le imprese italiane che investono sul benessere dei bambini e che intendono continuare a dare il proprio contributo. Non solo misure fiscali, dunque. Anche servizi, cultura aziendale, conciliazione tra lavoro e cura. E un’attenzione concreta, quotidiana, a chi deve scegliere se mettere al mondo un figlio.

Nel suo intervento, il presidente della Fondazione per la Natalità ha legato il tema demografico alla capacità produttiva del Paese. “La natalità è strettamente collegata al tema economico”, ha spiegato, ricordando che meno bambini significano, nel tempo, meno consumi, meno lavoratori e una pressione maggiore sui sistemi di welfare. Una spirale che, nelle sue parole, rischia di autoalimentarsi. E che non riguarda solo le coppie giovani.

La questione, ha aggiunto, non può essere letta come un problema privato. Per De Palo è una delle nuove fratture sociali italiane, perché tocca la previdenza, la sanità, l’organizzazione del lavoro e la capacità delle aziende di programmare il futuro. In sala, il riferimento è arrivato netto: non bastano campagne di sensibilizzazione, se poi mancano asili, tempi compatibili, stipendi adeguati e fiducia.

Il calo delle nascite come questione economica e culturale

Nel ragionamento di De Palo, la natalità è insieme una questione culturale ed economica. Le due dimensioni, ha detto, “vanno di pari passo” e non possono essere separate. Da un lato c’è la percezione sociale della famiglia, dall’altro la sicurezza materiale necessaria per scegliere di avere figli. Solo allora, ha lasciato intendere, le politiche possono incidere davvero.

Il presidente della Fondazione per la Natalità ha richiamato anche le preoccupazioni che arrivano dal mondo produttivo. Le aziende che partecipano agli Stati generali della natalità, ha raccontato, segnalano con sempre maggiore frequenza il timore di non trovare, nei prossimi anni, lavoratori sufficienti. Non è un allarme astratto: riguarda fabbriche, servizi, filiere alimentari, assistenza, scuola. Tutto si tiene, anche quando sembra distante.

In questo quadro, il comparto infanzia sta già cambiando pelle. Se diminuisce il numero dei bambini, ha osservato De Palo, cambiano anche i mercati legati alla prima età: alimentazione, prodotti per la cura, servizi educativi, pediatria, attività ricreative. Un effetto a catena, silenzioso ma visibile per chi lavora ogni giorno in questi settori.

Il “paradosso italiano”: aziende attente ai bambini, ma sempre meno bambini

De Palo ha parlato di un paradosso italiano: il Paese dispone di aziende riconosciute per la qualità nell’alimentazione, nella nutrizione e nell’attenzione alla crescita dei bambini, ma registra una presenza sempre più ridotta proprio di quei bambini a cui quei prodotti e quei servizi sono destinati. “Abbiamo imprese molto forti in questi ambiti, ma ci mancano i bambini”, ha ammesso, sintetizzando così una contraddizione che pesa anche sul piano industriale.

La richiesta, rivolta alle istituzioni, è quindi di ragionare “in maniera sistemica”. Non interventi isolati, non misure pensate solo per un segmento, ma una politica capace di mettere insieme famiglie, imprese, territori e servizi. Per De Palo, rilanciare le nascite significa anche restituire fiducia a chi oggi rinvia o rinuncia alla genitorialità per ragioni economiche, lavorative o abitative.

Il workshop “La politica del fare a tutela del bambino” ha così riportato al centro un tema che ormai attraversa più ministeri e più livelli decisionali. La sfida, nelle parole del presidente della Fondazione per la Natalità, è passare dalla consapevolezza all’azione. Meno compartimenti stagni, più responsabilità condivisa. E una domanda di fondo, rimasta sul tavolo: che Paese diventa l’Italia se non riesce più a far nascere e crescere i suoi bambini?


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