Polito: “Catanzaro, oggi è l’anno zero”
Umiltà e unità. Serve il Catanzaro di sempre, quello con lo spirito da provinciale e una tifoseria compatta a spingerlo, come se fosse una cosa sola con la squadra. L’invito alla coesione del direttore sportivo Ciro Polito è simile agli anni precedenti: pure con Caserta e Aquilani in panchina la partenza era stata lenta. Ora di più, considerando gli zero punti in tre gare che riportano alla dimensione più consona a un club che deve pensare prima a restare in B, poi a tutto il resto e, soprattutto, deve dimenticare la finale di Monza: «Oggi è l’anno zero, non possiamo vivere di ricordi», ha tagliato corto il ds.
Il campionato delle Aquile inizia sabato al “Ceravolo”: «Tre trasferte di fila con tanti giocatori nuovi non è facile. Tornare in casa dopo un mese e non avere ugualmente lo stadio vuol dire che ci sono stati degli errori, anche da parte di chi ha fatto promesse. Comunque scuse non ne cerco, noi dobbiamo lavorare senza chiacchiere», ha detto il ds nel suo classico punto sul mercato di fine estate.
«È stato l’anno più difficile in cui operare, in Serie B sono aumentate le spese, l’Avellino su James Rodriguez dice tanto: noi cose del genere non possiamo permettercele. Ho ricevuto tanti rifiuti e rotto i rapporti con diversi procuratori, ma sono soddisfatto di quello che ho fatto».
Trenta giocatori, di cui 15 nuovi più due rientri dai prestiti: «Sono abituato ad avere rose ampie, ma su 30 in tre vengono dalla D e uno è un 2008 dalla Primavera del Monza: se non riusciamo a gestire certe situazioni è meglio cambiare mestiere».
Il Catanzaro ha perso cinque titolari della scorsa stagione, ma «per ogni uscita importante ho sempre preso un’alternativa importante. Pittarello sostituito con Pecorino, Pontisso con Mosti, Ruggero in difesa, Liberali con Pafundi, è arrivata gente con fame e voglia di rivalsa. Brighenti? Uno come lui è insostituibile dovunque, ma c’era un discorso familiare per cui ci siamo dovuti adeguare». In ogni caso, i calciatori «non sempre “fanno” le stagioni da soli, tante volte conta l’ambiente e se noi stiamo compatti ne verremo sicuramente fuori».
Un rimpianto («Galazzi del Monza trattato un mese, alla fine ha preferito il Padova e ci sono rimasto male»), alcune delusioni («Forse solo a Pontisso non posso dire niente fra chi è andato via, a tutti abbiamo fatto proposte serie, anche a Pittarello, ma le persone non si possono tenere legate con le catene») in tre mesi vissuti col solito modo di essere: «Sono ripartito come un kamikaze e mi sono preso dei rischi, però sono soddisfatto e il campo dirà se i nuovi sono all’altezza o meno di chi c’era. Possibili sorprese? Tchaouna, Reita e Cassa, però i risultati devono aiutare», ha proseguito il ds: «Antonini? Mai messo in discussione, c’era un’offerta monstre che non si poteva rifiutare se non fosse scomparsa e per questo mi ero messo a cercare un altro. Lui comunque non ha mai detto una parola e il suo lavoro passato è stato gratificato con un adeguamento».
Chissà dove vedrà la partita con la Carrarese, se nello sky box come in Coppa o sulla panchina come a Pisa e Bolzano: «Mi piace stare vicino anche allo staff, solo che poi da là non si vede niente quindi penso che tornerò sopra». Con la speranza e l’obbligo (scontati) di sbloccarsi e vincere: «Però senza troppa foga».
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