Cultura

ALBUM: Vikowski – Consistency | Indie For Bunnies

Credit: Carlotta Ghiretti

I Vikowski tornano con il loro terzo album, e lo fanno con forza e consapevolezza.
Milano è il loro habitat naturale: una città che cambia faccia di giorno in giorno, non ti regala niente e ti costringe ad aggrapparti alle poche certezze che restano.
New wave, post-punk, sì, ma soprattutto una musica che non cerca il rilassamento del corpo: ti chiede di sforzarti, di restare in piedi, di camminare nella notte, muovendoti al ritmo dei tuoi passi mentre la testa si riempie di pensieri.

Nati come progetto solitario di Vincenzo Coppeta, i Vikowski sono diventati col tempo una band vera, una cosa viva che respira, sbaglia, si rimette in moto. Con Lorenzo Pisanello e Alessandro Panzeri il monologo si è trasformato in attrito, in confronto, in una tensione continua. Ed è proprio lì che oggi trovano la loro forma più solida.

“Consistency”, in uscita per Icy Cold Records, non è semplicemente il nuovo album dei Vikowski ma è anche un nuovo inizio: per la prima volta ogni brano nasce insieme, in studio, senza gerarchie, senza maschere. Qui non c’è più un progetto che si allarga, ma una band che si assume il peso delle proprie scelte. La loro identità sonora finalmente nitida e riconoscibile è il risultato di una visione condivisa..

“Consistency” attraversa solitudine e nostalgia senza cadere nel romantico, osserva l’equilibrio precario tra l’io e il mondo, e mette in scena amore e ambizione come forze gemelle: ti tengono in piedi e allo stesso tempo ti mettono alla prova.

Anche il suono cambia pelle. Il pianoforte e i synth di “The Long Run” vengono messi da parte. Al centro adesso c’è una chitarra elettrica nervosa, melodica, che taglia e trascina. Il basso è essenziale ma preciso, mentre le ombre di The Cure, The Smiths e Interpol passano senza mai prendere il controllo.

A sigillare tutto c’è una batteria elettronica che pulsa come un cuore meccanico, figlia diretta della grammatica Joy Division / New Order: scura, ipnotica, in movimento costante.

Il risultato è un disco che usa l’introspezione come punto di partenza, non come nascondiglio: un centro da cui si aprono più direzioni, da percorrere una alla volta, camminando nel rumore del mondo e lasciando i pensieri correre senza freni.

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