Cultura

ALBUM: Clutter – Sugar Rush

Credit: Bandcamp

Si chiamano Clutter, hanno appena ventidue anni, e il loro album di debutto “Sugar Rush” è la cosa più fresca, viscerale e spudoratamente divertente che ascolterete quest’anno!

Dimenticate i grandi studi di registrazione di Stoccolma e i produttori da milioni di stream. La storia dei Clutter è una dichiarazione d’amore al DIY più puro.


Nati tra i banchi di un liceo musicale, Hilda Ander, Emma French, Ove Jerndal e Ville Scott si sono scontrati subito con la realtà della loro città: pochissimi spazi per far suonare band composte da minorenni. La risposta? Organizzarsi i concerti da soli nei centri giovanili di quartiere, farsi le ossa lontano dai riflettori e costruire un’identità sonora mattone dopo mattone.

La prima cosa che colpisce ascoltando “Sugar Rush>” è una sensazione fisica precisa, quasi spiazzante: sembra di essere seduti nella stanza accanto a quella in cui la band sta suonando. Non c’è trucco e non c’è inganno. Il chitarrista Ove Jerndal ha registrato e prodotto l’intero album nella casa di campagna della sua famiglia, isolati nella Svezia rurale, stampando su nastro l’urgenza di dieci tracce che suonano esattamente come i Clutter suonano dal vivo.

Le chitarre hanno quel calore fuzzy e distorto che profuma di amplificatori vintage e garage umidi. La sezione ritmica è una macchina affiatatissima, pesante e presente, che non si nasconde dietro a nessun filtro digitale. In un’epoca in cui la musica viene levigata fino a perdere ogni spigolo, i Clutter scelgono di far muovere l’aria nella stanza, lasciando che il fruscio delle corde e il respiro dei microfoni diventino parte integrante del racconto.

Il segreto del quartetto sta tutto nei contrasti. Hilda ed Emma si alternano continuamente alla voce, al basso e alla chitarra, creando una dinamica schizofrenica ma incredibilmente coesa. Musicalmente le radici affondano nell’universo alternativo degli anni ’90: ci sono le distorsioni rumorose dei Sonic Youth, l’attitudine sfacciata del movimento Riot Grrrl (Bikini Kill) e una contagiosa, esplosiva energia pop-punk.

I Clutter stessi definiscono la loro musica come un equilibrio tra “cose carine e glitterate e musica pesante”. Ed è esattamente così. Tracce come l’irresistibile singolo “GirlVsHeart” o la spigolosa “Grease Baby” (scritta dopo una vacanza in Grecia) curano le nevrosi, le insicurezze e le paranoie della transizione verso l’età adulta a colpi di pogo. C’è spazio anche per l’ironia punk, come in “Robot” – un pezzo che evoca i primi Yeah Yeah Yeahs e racconta l’allucinato innamoramento per una macchina o per la nostalgia grunge di “Hello Kitty”, manifesto di camerette disordinate e primi appartamenti in affitto da personalizzare.

“Sugar Rush” non è solo un ottimo disco d’esordio; è il manifesto di quattro ventenni che hanno deciso di diventare adulti alle proprie condizioni, senza rinunciare a difendere il proprio bambino interiore. È un urlo liberatorio fatto a pieni polmoni, dove è molto più divertente gridare che sussurrare.

I Clutter hanno preso il disordine delle loro vite (la parola clutter significa letteralmente “confusione”, “ammasso di oggetti”) e lo hanno trasformato in una bellissima, rumorosa certezza. Mettetevi comodi, alzate il volume dell’amplificatore e lasciatevi travolgere. C’è un posto libero nella stanza accanto, e sarebbe un peccato non entrarci.

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Clutter: Bandcamp


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