al Regina Margherita di Torino la cultura si fa cura
TORINO – La cultura come cura. Nel reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita di Torino, tre iniziative vogliono accompagnare i piccoli degenti: Libri Aperti, Neuroflix e Luoghi Comuni. Seguendo un principio fondamentale: la cultura usata non come ornamento, ma come parte della cura.
I tre progetti sono promossi da DEAR ETS per rendere accessibili esperienze, linguaggi e strumenti che aiutano a crescere e a partecipare. «Per noi di DEAR l’ospedale non è solo un luogo dove si curano le malattie, ma anche uno spazio dove si coltiva umanità» spiega Anita Donna Bianco, presidente di DEAR ETS. «Crediamo che la qualità degli spazi, del tempo e delle relazioni possa incidere in modo profondo sul benessere e sul percorso di guarigione».
I tre progetti
Libri Aperti è la biblioteca, costruita insieme a CoLTI – Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti – che porta nei reparti la possibilità di scegliere una storia, di scambiarsi un libro, di condividere tempo. Il cinema di reparto Neuroflix, ideato con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema, trasforma la visione di un film in un momento di incontro, leggerezza e rielaborazione personale. Luoghi Comuni, infine, ripensa gli spazi della cura come luoghi vivi: il primo intervento è un’installazione realizzata con i ragazzi del reparto e l’artista Daniele Catalli, nell’ambito del programma internazionale Youth Climate Action Fund. Tre progetti diversi, ma dentro la stessa visione: fare della cultura un terreno comune di cura, inclusione e cittadinanza.
Un nuovo percorso di cura
«Si tratta di un nuovo percorso di cura per i bambini e gli adolescenti della nostra Neuropsichiatria Infantile in cui umanizzazione e innovazione tecnologica concorreranno in modo sinergico al processo di guarigione» – così la professoressa Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento Patologia e Cura del Bambino dell’ospedale Regina Margherita – «L’ambiente ospedaliero è lo spazio che accoglie il paziente e la sua famiglia, che lo accompagna nel viaggio impegnativo della malattia e come tale deve essere pensato, costruito, arredato e adattato non solo alle esigenze clinico assistenziali ma anche educative e ricreative».
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