Aias, il primo alloggio per il dopo-di-noi L’edificio di Coopbund ospiterà tre ragazzi – Bolzano
BOLZANO. Un appartamento tutto per loro, tre ragazzi con diverse abilità. Il primo dell’Aias in città, uno dei primi dell’associazione a livello nazionale. Dove – anche grazie ad una iniezione importante di tecnologia domotica – poter vivere quanto più possibile in autonomia, badando però anche all’inclusione sociale, in questo caso per essere più precisi condominiale, con un occhio al cosiddetto dopo di noi, quando dietro ai figli i genitori non ci saranno più. Lo si sta realizzando a Don Bosco, sul terreno della ex canonica, grazie alla Coopbund. Ieri il sopralluogo, non tanto dei vertici, quanto proprio dei ragazzi che andranno ad abitarci. Saranno tre, fra i 30 e 40 anni di età. Accanto all’edificio cooperativo, a Don Bosco si sta ristrutturando anche il centro giovanile: cantiere terminato per marzo, rifiniture in altri sessanta giorni, poi si arrederà. Per l’autunno, garantiscono i tecnici, sarà tutto pronto.
Sul terreno della ex canonica di Don Bosco, ceduta dalla parrocchia per potersi finanziare il rinnovo di sale parrocchiali, centro giovanile e nuova canonica, si stanno realizzando al momento diciannove alloggi e trenta garage, fra box di pertinenza e altri destinati agli esterni, «già tutti venduti», come tengono a sottolineare i tecnici al lavoro per la coop costituitasi per la realizzazione del tutto.Ieri a Don Bosco si è tenuto un sopralluogo al cantiere della cooperativa Casa Don Bosco, in via Sassari. Presenti il presidente della cooperativa Casa Aias, Claudio Pizzato, la presidente di Coopbund Monica Devilli, il responsabile dell’area abitare Alberto Bocchio e due dei tre ragazzi con disabilità che entreranno a fare parte della nuova comunità abitativa, dando inizio ad un percorso di autonomia e inclusione. Il progetto di riqualificazione nasce dalla demolizione della vecchia canonica di Don Bosco, sostituita dal nuovo edificio, che non solo offrirà alloggi a famiglie e soci, ma diventerà anche una risorsa fondamentale per la parrocchia.
«L’intervento ha un elevato contenuto sociale e strategico. Grazie alla cooperativa Casa Don Bosco, abbiamo l’opportunità di ridare vita a spazi parrocchiali abbandonati o sottoutilizzati, rendendoli risorse per l’intera comunità. La nuova piazza Don Bosco sarà un luogo di riconoscimento, incontro e scambio», così la presidente Devilli.Un aspetto particolarmente significativo di questa iniziativa è, come detto, l’inclusione di tre ragazzi con disabilità che, nei prossimi mesi, andranno ad occupare uno degli appartamenti. Questo passo rappresenta un’ulteriore conferma dell’impegno della cooperativa nel promuovere la comunità inclusiva.
«Vogliamo che questa nuova comunità abitativa diventi un esempio di integrazione sociale. Non si tratta solo di costruire abitazioni, ma di creare un ambiente dove tutti possano sentirsi accolti e partecipi», sottolinea il presidente Aias Pizzato. «Siamo impegnati a realizzare case che siano non solo accessibili, ma anche sostenibili dal punto di vista ambientale, culturale e sociale», aggiunge Monica Devilli. «L’obiettivo non è solo offrire abitazioni, ma costruire una comunità, un luogo dove la solidarietà e l’integrazione siano i valori centrali».Il progetto, oltre alla costruzione del nuovo complesso residenziale, prevede come detto anche la riqualificazione degli spazi parrocchiali. In particolare, l’edificio di via Montecassino, che ospiterà la nuova canonica, il centro giovanile, la sala delle feste e un supermercato solidale per i più bisognosi.Con queste azioni, così in una nota Coopbund, «la cooperativa contribuisce a rigenerare non solo l’ambiente abitativo, ma anche il tessuto sociale del quartiere, promuovendo la partecipazione attiva dei soci».




