addio allo storico chiosco, l’area torna a bando
Per oltre mezzo secolo è stato il punto fermo, quasi un elemento d’arredo naturale, nel cuore verde dei Parioli.
Intere generazioni di romani lo hanno vissuto come un approdo sicuro dopo una sessione di jogging, durante le camminate domenicali o nei pomeriggi trascorsi a cercare un po’ di fresco sotto le chiome degli alberi.
Eppure, anche le storie che sembrano destinate a durare per sempre arrivano al capolinea.
Il TAR del Lazio ha scritto la parola “fine” sulla lunghissima parabola dello storico chiosco di Villa Glori, respingendo il ricorso della proprietà e spianando la strada alla revoca definitiva dello spazio pubblico in favore di una nuova procedura di gara.
Il verdetto dei giudici di via Flaminia chiude un contenzioso amministrativo logorante, un braccio di ferro andato avanti per più di dieci anni tra gli uffici di Roma Capitale e i titolari dell’attività, la cui presenza all’interno del parco risaliva addirittura agli anni Settanta.
Una vertenza tutta giocata sulla legittimità dei titoli che permettevano il commercio in un’area monumentale della città.
Secondo la linea emersa dalle verifiche del Campidoglio, il contratto di concessione originario era giunto a scadenza naturale nel lontano 2013, senza che da allora fosse mai stato formalizzato un rinnovo.
Per l’amministrazione, di conseguenza, l’attività ha continuato a operare in una sorta di limbo giuridico, priva di una reale copertura documentale, accumulando inoltre una serie di morosità sui canoni di occupazione.
Il Principio del Libero Mercato
I gestori del chiosco avevano tentato di difendere il proprio avamposto sollevando la tesi del rinnovo tacito. Attraverso una serie di lettere inviate negli anni, l’impresa aveva manifestato la chiara intenzione di non abbandonare il parco.
Secondo questa ricostruzione, il silenzio degli uffici comunali e la prosecuzione spontanea dei lavori di cura del verde pubblico da parte dell’attività avrebbero dovuto configurarsi come un via libera implicito.
Una tesi che il tribunale ha smontato pezzo per pezzo. Nelle motivazioni, i magistrati specificano che i contratti pubblici non prevedono proroghe automatiche: al contrario, la permanenza richiede un provvedimento espresso del Comune, legato alla valutazione di nuovi progetti e investimenti. L’inerzia burocratica o il semplice passaggio del tempo non possono trasformarsi in un’autorizzazione formale.
Ma la pronuncia del TAR va oltre il perimetro di Villa Glori, richiamando i severi orientamenti del Consiglio di Stato a tutela dei beni collettivi.
Lo spazio pubblico – ricordano i giudici – non può tramutarsi in una rendita perpetua sottratta alle dinamiche della concorrenza. I beni che appartengono alla cittadinanza devono ciclicamente ritornare sul mercato per vie trasparenti, dando a chiunque la possibilità di competere.
La scure dei magistrati si abbatte così sui ricorrenti, condannati anche a rifondere le spese legali a Roma Capitale. Lo storico chiosco, da tempo chiuso e silenzioso, è ormai destinato allo smantellamento definitivo per riportare l’area allo stato originario.
Un vuoto che però non durerà a lungo. Dal Municipio II è già partito l’ordine di pianificare una nuova gara pubblica per riassegnare lo spazio. Il piano si inserisce in un censimento contabile e amministrativo più ampio avviato dal parlamentino locale su tutte le attività commerciali nei parchi del territorio.
L’obiettivo è ripristinare la legalità e capire quali esperienze storiche rilanciare e quali, invece, archiviare definitivamente. A Villa Glori si spegne un pezzo di passato, in attesa che un nuovo bando scriva il futuro del parco.
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