Difesa, Nato e Ue litigano sul “muro di droni”. Ecco perché

«Intanto partiamo dall’ovvio: non ci sarà mai un muro dal Baltico al Mediterraneo», aggiunge un alto funzionario Nato. «Quello che stiamo costruendo, e lo stiamo già facendo, è una struttura di difesa aerea integrata che tenga conto delle minacce di alto livello (ovvero i missili) che basso (ovvero i droni). Ma non avrà mai il cappello dell’Ue», ha sottolineato senza mezzi termini. Ciò che la Commissione può fare, ed anzi è incoraggiata a farlo, è fornire gli strumenti economici agli alleati per accelerare il processo.
Rutte: Ue e Nato hanno ruoli diversi, nessuna duplicazione
Mercoledì, prima del vertice con i ministri della difesa, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha cercato di calmare le acque. In particolare il numero uno dell’organizzazione atlantica ha posto l’accento sul fatto che l’Alleanza atlantica e l’Unione europea stanno collaborando per creare una barriera contro i droni al fine di proteggere i paesi membri dalle incursioni di questi velivoli. Alla domanda se i due soggetti stessero raddoppiando gli sforzi, Rutte ha risposto che l’Ue e la Nato hanno ruoli diversi: la Nato fornisce le capacità militari, mentre l’Ue detiene il soft power del mercato interno e garantisce la disponibilità dei fondi necessari. «Posso assicurarvi che l’Ue e la Nato stanno davvero collaborando molto bene, non c’è alcuna duplicazione», ha affermato. «Stiamo tutti facendo in modo di sfruttare i punti di forza delle due organizzazioni. La Nato è brava nelle cose difficili, ovvero la definizione degli standard, le capacità, l’aspetto militare; l’Ue ha l’enorme soft power del mercato interno, l’enorme soft power di garantire la disponibilità di fondi e l’allineamento delle nazioni dell’Ue. Questa combinazione – ha concluso Rutte – è fondamentale per lavorare insieme. È una delle cose che i russi cercano di dividere. Non ci riescono. Stiamo lavorando molto bene insieme». In occasione dell’assemblea parlamentare dell’Alleanza, che si è svolta lunedì 13 ottobre a Lubiana, in Slovenia, Rutte ha ricordato che la Nato dovrà quintuplicare gli sforzi per la difesa aerea. «E sappiamo che sarà costoso», ha aggiunto.
Le missioni Sentinella del Baltico e Sentinella dell’Est
Il Comando Trasformazione Nato, osservano ancora fonti dell’Alleanza atlantica, è stato coinvolto fin da subito prima nella missione Sentinella del Baltico – e in pochi mesi ha portato nel teatro d’azione 70 droni navali di nuova concezione – e dopo in Sentinella dell’Est dove, sotto l’egida del Comando di terra, già si stanno compiendo dei test. «Siamo in una fase embrionale, i dettagli devono essere chiariti e lo saranno nei prossimi mesi: la realtà è che sui droni siamo indietro, molte delle capacità necessarie devono ancora essere create», ha detto una fonte diplomatica.
Il pressing Usa sulle risorse Ue per la difesa
La direzione però è chiara: una rete di sensori per il rilevamento coordinati da un cervellone IA unificato collegati a intercettori con e senza equipaggio, il tutto in un’ottica “d’investimenti intelligenti” per centrare al contempo l’obiettivo del 5%. Gli Usa, infatti, useranno la ministeriale per ricordare agli alleati gli impegni presi all’Aja: dalle parole bisogna passare ai fatti. «Non ci sono scorciatoie o esenzioni», ha ammonito l’ambasciatore americano Matthew Whitaker. Anche perché tutto ciò è collegato alla guerra in Ucraina. Aiutati, insomma, che gli Stati Uniti ti aiutano. L’iniziativa Purl – armi americane indicate da Kiev come prioritarie e acquistate dagli europei – è definita come “vitale” e anzi Whitaker ha esortato gli alleati, in particolare nell’Europa del sud, a fare di più e a «prendervi parte».
Le regole d’ingaggio nel confronto con la Russia
La questione della condivisione dello sforzo finanziario, d’altra parte, è ormai da tempo una fonte di attrito tra gli alleati. In particolare, Parigi Roma e Madrid vengono accusate sempre più spesso, e sempre più apertamente, di non spendere abbastanza. Non è l’unica divisione. L’altro tema che viene affrontato alla ministeriale è quello delle regole d’ingaggio per contrastare la Russia. Il Comandante in capo, il generale Usa Alexus Grynkewich, vuole «maggiore flessibilità» e «minori vincoli nazionali» sull’uso degli asset a sua disposizione, in modo unire tutte le varie iniziative create in questi anni sul fronte est in un’operazione di difesa aerea integrata. E sul punto non c’è al momento la necessaria unità. Inoltre, servirà un ulteriore passaggio politico, c’è chi dice ministeriale, chi si spinge persino al livello di leader. «Praticamente è la Nato che chiede di poter fare la Nato», ha osservato un’altra fonte diplomatica.
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