Senzatetto, ancora 130 in strada: è scontro tra Provincia e Comuni – Cronaca
BOLZANO. Centotrenta persone sopravvivono a Bolzano senza un tetto sopra la testa, sotto la minaccia costante del freddo e degli sgomberi, e altre mille occupano i posti disponibili nelle strutture e nei cinque alberghi convenzionati.L’ultima fatica del Comune è la ricerca di alberghi nei dintorni. L’assessora Patrizia Brillo ne ha contattati invano più di trenta da Terlano in là. Perciò Bolzano torna a reclamare un intervento della Provincia sui piccoli. L’assessora Rosmarie Pamer ribatte: «È responsabilità del Consorzio dei Comuni. I rappresentanti di Bolzano sono tre, ne parlino in Consiglio».
Al che arriva la replica del neoeletto presidente del Consorzio, Dominik Oberstaller: «Siamo in contatto con il Comune di Bolzano per trovare una soluzione, ma dare responsabilità solo ai Comuni, come fanno Stato e Provincia, è troppo facile». Rosmarie Pamer: «Forse andrà fatta una riunione con le comunità comprensoriali, perché si comprenda che molti paesi stanno facendo la loro parte e che le stesse comunità comprensoriali hanno fatto convenzioni con l’Ipes. Ricordo, comunque, che il fenomeno tocca soprattutto le città».«Basta con i ghetti»C’è un tema di responsabilità, innanzitutto civica, perché vivere in strada espone a una quantità di rischi inimmaginabile. È scolpita nella memoria collettiva la tragedia di Adan, morto a 13 anni in ospedale. E prima e dopo di lui ce ne sono state altre.
«Ogni settimana arrivano tre o quattro famiglie, anche mandate da altri comuni o regioni, e non sappiamo dove metterle. Le persone vanno distribuite nei paesi, ma il problema è che nessuno le vuole», denuncia Patrizia Brillo. Ne ha avuto la riprova, prosegue, «cercando un albergo disposto ad accogliere le famiglie trovate in via Crispi». L’emergenza freddo non è neanche iniziata e i posti letto sono pieni, benché secondo quanto riferisce Rosmarie Pamer la Protezione civile abbia ancora una sessantina di letti da tirare fuori all’occorrenza.
Secondo Patrizia Brillo, «la soluzione non sono i “ghetti”, non sono le stanzette in pessime condizioni che ho trovato all’ex Lemayr, bensì alloggi diffusi nel territorio, agevolando al tempo stesso l’integrazione».Un’ottantina di persone, prevalentemente lavoratori, è nella lista d’attesa dell’Infopoint per entrare al Comini o all’ex Alimarket, spiega Simone Bracalente di Volontarius: «I richiedenti asilo potrebbero entrare nei Cas, ma lì si liberano posti a singhiozzo».L’assessora di FdI trova una sponda nel collega di partito Marco Galateo.
«In giunta – avvisa il vicepresidente provinciale – siamo già intervenuti. Abbiamo 116 comuni: prima di sovraccaricare il capoluogo è meglio occuparsi di trovare aree altrove. I colleghi dovranno superare la situazione. Se il Comune di Bolzano si rifiuta di andare oltre il numero concordato, non può essere obbligato, come gli altri. Ha già “pagato” abbastanza in termini sociali».Le famiglie senza una casaSembra che le tre famiglie macedoni accampate in via Crispi abbiano trovato posto negli alberghi. Per una di queste (sette persone, due bimbi malati) inizialmente era tornata a farsi avanti la chiesa evangelica, pronta a offrire una stanza. Ieri non risultavano altre famiglie in strada.Si va avanti a rattoppi. «In via Crispi, la gente si è prodigata a portare latte, cibo, coperte», racconta Andres Pietkiewicz, da quindici anni nell’associazionismo e nel volontariato, oggi con Bozen solidale e Spazio 77, «Tolto il periodo Stocker, in Alto Adige non si è mai fatto cenno a un vero progetto di accoglienza. Così siamo arrivati ad avere le famiglie negli alberghi e i centri Sprar creati e distrutti. Il fatto è che non c’è più umanità. Noi facciamo il possibile, e senza contributi, bensì con risorse nostre. Le famiglie vengono per il diritto a ricrearsi una vita. Non possiamo nemmeno lasciare allo sbando i singoli, creando rabbia. Vanno visti come risorse: ma questa visione è mancata». Si contano arrivi di famiglie irachene, iraniane o dei Paesi asiatici dal Nord Europa, generalmente in treno, nuclei che dai Balcani arrivano in automobile o in pullman, famiglie dal Sud America che raggiungono l’Italia attraverso la Francia dopo essere atterrate a Madrid.




