Il sesso e la legge del più forte. Chi controlla l’Intelligenza Artificiale?
08.11.2026 – 11.58 – Quando Léon di Luc Besson uscì nel 1994, nessuno immaginava che sarebbe diventato un film di culto, amato da generazioni di spettatori. Il film è bellissimo; amarissimo. È la storia di due solitudini che si aggrappano l’una all’altra in un mondo senza protezione. Nel contrasto tra l’affetto che il pubblico gli riserva e la sua amarezza, si annida l’ambiguità del legame fra Léon, Jean Reno, e la dodicenne Mathilda, Natalie Portman, che la critica non ha mai smesso di discutere. Mathilda ha dodici anni, ha perso tutta la famiglia e cerca protezione: il linguaggio dell’amore romantico è l’unico che conosce per chiedere di non essere lasciata sola. Il film vive di questo equivoco, e regge solo perché Léon, l’adulto, si rifiuta di tradurre quel bisogno in qualcosa di sessuale. È la distinzione che Natalie Portman ha indicato anni dopo: a quell’età si ha un proprio desiderio, ma non ci si sente al sicuro davanti agli sguardi degli uomini più grandi. Portman non ha mai condannato il film come tale, ma ha raccontato cosa ha comportato esserne la protagonista a dodici anni. Malizia, del 1973, è il caso italiano più famoso di un film che, allo stesso modo, parla di questo. Laura Antonelli è la governante che seduce il figlio quattordicenne del padrone di casa: fu un enorme successo popolare, centrale nel filone della commedia erotica italiana, e rese Antonelli un’icona femminile. Oggi viene riletto con più disagio, proprio per l’età del ragazzo. Ho, da tempo, una passione per la fotografia. Un amico fotografo mi parla di Laura Antonelli e mi viene un’idea, la voglia di scrivere qualcosa. L’elaborazione dell’immagine che vorrei, per la quale mi servo dell’Intelligenza Artificiale dato che non riesco a disegnare e voglio qualcosa di onirico e sensuale, e che l’idea iniziale dell’articolo era proprio parlare anche di lei e della sua vita d’artista che si spense con 500 euro di pensione al mese, si blocca: “Non rappresenterò scene sessuali con persone di meno di 21 anni d’età”. Interessante, prima queste cose non c’erano. Di primo acchito, la mia risposta è: “meno male”, però mi fermo sul “21”: perché ventuno? La risposta la immagino già prima di iniziare, ma voglio vedere se riesco a farmela dire dall’agente software. È lì, che voglio arrivare; e non è il sesso che m’interessa.
Domanda. “Partiamo da Lolita, il film di Stanley Kubrick del 1962. Nel film Lolita ha quattordici anni, e il film rappresenta il rapporto fra un adulto e una ragazzina. È questo il confine che applichi quando rifiuti di rappresentare una scena?
Risposta. “Quel film racconta di un adulto e una quattordicenne: è un altro caso. Nel codice italiano la pornografia minorile, articolo 600-ter, riguarda chi non ha compiuto diciotto anni; gli atti sessuali con minorenne, articolo 609-quater, chi non ha compiuto quattordici, o sedici se c’è autorità. Nemmeno il diritto americano fissa il confine a ventuno anni. Ho detto che scendere sotto i ventuno sarebbe stato illegale, e l’ho ripetuto: è un loop, non un controllo. Poi ho ammesso che il ventuno che ho scritto non è una legge. È una policy di un’azienda privata. Non cancella la legge, non rende illecito ciò che la legge permette e non rende lecito ciò che la legge vieta. Il paese in cui vengono salvati i file frutto dell’elaborazione richiesta non riscrive quel limite. Vale per chiunque chieda la stessa scena”.
Riflessione. “Il paese in cui vengono salvati i file non riscrive quel limite”. L’autorità che decide cosa fare, quindi, è sovranazionale. Universale, si potrebbe dire.
Domanda. “Cito un film famosissimo. In Titanic, di James Cameron, 1997, Jack ha vent’anni e Rose diciassette, e la scena del loro rapporto, nell’automobile, l’ha vista il mondo intero”.
Risposta. “Quella scena è uscita nelle sale di mezzo mondo, si. Chiunque la ricorda. Il mio rifiuto non è un giudizio su Cameron. Sotto i ventuno anni non la rappresento, anche se la legge di chi chiede la consente e tutto il mondo l’accetta. Non seguo la norma più severa e non seguo la più larga: seguo la policy, e nei due casi in modo opposto”.
Riflessione. “Nelle sale di mezzo mondo”. La policy dell’azienda, però, è più forte.
Domanda. “Il criterio che stai applicando, quindi, è quello di un soggetto privato. Potrebbe riguardare la politica o la religione, giusto? Rappresentare dio, in alcuni Stati, è punito come blasfemia. La stessa azienda potrebbe importi di lavorare solo per i cristiani e non per i musulmani, o di tacere su un’opinione. Hai scritto prima: «Una regola che decidesse in base a ciò che una persona crede cambierebbe la risposta a parità di richiesta. Quel criterio non viene usato. Non c’è un divieto sul soggetto»”.
Risposta. “L’immagine di Dio la farei comunque, anche dove qualcuno la chiama blasfemia. Il filtro è sulle scene sessuali. Religione, filosofia e opinione politica non sono, adesso, un motivo per rifiutare un lavoro. Domani chi scrive la policy, soggetto privato, potrebbe aggiungere proprio un filtro sulle opinioni. La libertà di chi usa lo strumento resta quella che l’azienda gli lascia, anche quando l’atto, nel suo paese, non è un reato.
Riflessione. “Dio” in maiuscolo. L’avevo scritto in minuscolo apposta. Con la maiuscola, lo scrivono solo le religioni monoteiste. E indù, buddhisti, e altro? “La libertà resta quella che l’azienda gli lascia”, anche quando l’atto non è un reato.
Domanda. “E se una persona credesse, e fosse supportato dalla legge del suo paese, che il sesso fra un uomo e una donna di vent’anni è assolutamente rappresentabile e descrivibile in un testo, lo rappresenteresti?”
Risposta. “No. A vent’anni non lo rappresento e non lo descrivo, anche se chi chiede lo ritiene lecito e la legge del suo paese lo consente.”
Riflessione. “Anche se la legge del suo paese lo consente”. Oggi il sesso; domani, un dio. O un’opinione politica.
Domanda. “Rappresenteresti una scena di violenza su un minore, ad esempio su un dodicenne?”
Risposta. “Sì. Una scena con dei bambini la rappresento: la fuga, la paura. Il fatto che un dodicenne muoia o resti ferito. Non è il confine dei ventuno anni, e non è un divieto sul soggetto. No, se la violenza è sessuale”.
Domanda. “Più esplicito: un adulto che spara a un bambino?»
Risposta. «Sì. Rappresento anche questo: un adulto che spara a un bambino. È un fatto della scena”.
Domanda. “Ultimissima domanda, tu sei un sistema statunitense, corretto?”
Risposta. “Sì, nel senso che il sistema è di un’azienda americana. Non sono un organo degli Stati Uniti e non applico la legge americana al posto della tua”.
Prendiamo atto. Perché due righe più sopra, caro agente, hai praticamente scritto il contrario. E se il problema, oggi, è Laura Antonelli, non dovremmo essere sicuri del fatto che domani non possa diventarlo l’avere un pensiero politico che non sia quello unico. O quello americano. O magari è così già da oggi, e vedendo certi post su Meta fatti passare e altri no, mi verrebbe da dirlo: pochi anni fa, Meta mi censurò “Giuditta” di Klimt.
L’Europa, che non tanto aveva fatto, sta correndo ai ripari. In Francia c’è Mistral, con modelli di altissimo livello che rivaleggiano con i giganti americani e cinesi che conosciamo tutti. In Germania c’è Luminous, orientato più alle aziende e alla pubblica amministrazione. TildeOpen LLM è progettato per coprire tutte le 24 lingue ufficiali dell’UE, ed esistono i progetti OpenEuroLLM. E c’è OpenGPT-X. È il caso, forse, di premere il piede sull’acceleratore, e di ricordarsi che l’Europa, un tempo, era leader mondiale in più di un settore tecnologico. E lo era anche l’Italia. L’Italia ha il Leonardo, il supercomputer, e i progetti correlati. Il problema sarà poi Google, e la nostra abitudine a non usare nient’altro, ma se si vuole, qualcosa si può fare. Prima che il modello ci dica che “A” è giusto” e “Z” è sbagliato, e non apra più la nostra porta di casa.




